In una piazza della Vittoria deserta, il rumore dei muri caduti sotto i colpi dell’escavatore, ha segnato la fine di un’epoca.
In quelle aule sono passati migliaia di piccoli alunni e di studenti. Una scuola, la D’Ovidio, tra le più frequentate della città, sarà ricostruita poco più giù, rispetto all’attuale collocazione. In piano con via Milano, una delle diramazioni della piazza.
I colori delle aule, intrecciati al cemento armato sbriciolato dall’escavatore, come un cancellino passato sulla lavagna chissà quante volte. Generazioni hanno attraversato i corridoi e riempito le classi, tra ragazzi e insegnanti.
La demolizione è partita da via Gorizia, poi proseguita sul lato che si affaccia nella piazza.
La scuola, con il progetto che interessa tutta l’area, sarà ricostruita in un anno e mezzo. Dove ora c’è un cumulo di macerie, verrà realizzato un parcheggio multipiano interrato che potrà ospitare più di trecento auto. Alle spalle di quella che era la D’Ovidio, troverà spazio uno svincolo per una uscita sulla tangenziale, in modo da rendere più scorrevole il traffico cittadino.
A poche centinaia di metri di distanza, da lì, sono anche programmati i lavori per un altro simbolo di Campobasso: il mercato coperto di via Monforte, progettato negli anni ’50 dall’architetto Enrico Mandolesi e considerato un esempio dell’architettura di quel periodo.
Con il mercato, che diventerà un contenitore culturale, l’ex casa della scuola di via Roma, anch’essa sede di mostre permanenti ed eventi, l’intera area del centro città assume una connotazione precisa, già caratterizzata dalla presenza dell’ex Gil, ormai da anni punto di riferimento degli eventi culturali del capoluogo.



