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domenica, Febbraio 1, 2026

Se la forza di un popolo può sostituire la politica

EditorialiSe la forza di un popolo può sostituire la politica

di Manuela Petescia*

Gli ospedali sono parte della memoria collettiva, del senso di appartenenza, dell’identità di un popolo, perfino a prescindere dalla quantità e dalla qualità dei servizi che possono erogare. Nutrono l’anima di un popolo, potremmo dire, prendendo in prestito le parole di Friedrich Schiller. E perciò dovrebbero essere intoccabili.
E sono riflessioni, queste, ripetute stancamente ‒ e stancamente identiche ‒ fin dal primo giorno.
Lo spettro dei tagli alla sanità, infatti, ha origini lontane e apparve per la prima volta nel 1995, quando presidente della Regione era Marcello Veneziale e assessore alla sanità era Giuseppe Astore. Che per il solo fatto di esporre il problema, elencando l’immane quantità di sprechi e di debiti che il nostro sistema andava accumulando, rimediò una mozione di sfiducia.
È impossibile ripercorrere in pochi minuti 30 anni di storia politica della nostra regione, ma in tema di sanità Telemolise si è sempre schierata al fianco dei cittadini, fin da quando si prospettò la chiusura del punto nascita di Agnone, nel 2010 (e il presidente della Regione era Michele Iorio), passando poi per i primi evidenti tagli dei servizi essenziali, e via via negli anni a venire, quando il decreto Balduzzi si palesò in tutta la sua ferocia.

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SANITÀ, IL MASOCHISMO TERRITORIALE DEL SUD
“…E poiché siamo pochi, sempre e solo pochi, se passa il principio che chi non ha numeri non ha soldi e chi non ha soldi non ha diritti – un principio che la Costituzione non contempla da nessuna parte – adesso toccherà agli ospedali perché non ci sono pazienti, poi alle scuole perché non ci sono alunni, poi alle università perché mancano gli iscritti, alle ferrovie perché mancano i passeggeri e poi magari, anche alle strade, perché mancano le automobili: “Salite sul mulo e seguite il sentiero della transumanza”, ci diranno. (Telemolise, editoriale del 2013)

LA ROTTAMAZIONE DELLA SANITÀ PUBBLICA
“…La sanità pubblica una sorta di avanzo da rottamare, se non un agnello da sacrificare sull’altare delle alleanze politiche, con il possibile risultato ‒ questo sì, davvero tragico ‒ di assistere alla drastica riduzione dei servizi lasciando intatti sia il debito sanitario che la tassazione più alta d’Italia”.
(Telemolise, editoriale del 2017)

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Riproporre oggi anche solo una piccola parte di quelle riflessioni vecchie trent’anni sulla deriva annunciata della sanità molisana può essere utile a fare chiarezza sulla svolta ideologica e politica dello Stato italiano: l’abbandono del welfare e il passaggio lento e disinvolto dal principio della salute uguale per tutti – vanto della nostra Costituzione nel mondo – al principio della salute proporzionata alle tasse che una comunità può permettersi di pagare. Un principio che avrebbe massacrato il piccolo e povero Molise.
Il decreto Balduzzi, ultimo anello di quella svolta, prevedeva alcune deroghe e ne beneficiò, come tutti sanno, la Basilicata. Altrettanto si sarebbe potuto fare per il Molise, se solo la nostra classe politica dei tempi avesse preso a cuore un tema così delicato. Ma non è stato così, e addossare agli attuali amministratori le colpe di questa deriva, prevedibile e annunciata sin dal 1995, non è onesto. Non è onesto, e porta acqua al solo mulino di chi sobilla gli animi e alimenta speculazioni politiche: tutti, semplicemente tutti, annaspano per evitare il peggio, sotto la scure di un governo che antepone i bilanci alla salute dei molisani. E chissà che i ritardi nell’approvazione di alcuni piani di riordino sanitario non dipendano proprio dalla resistenza a tagliare quei servizi e quei reparti che secondo lo Stato italiano la nostra piccola terra non merita.
In un contesto così drammatico e al cospetto di uno Stato così sordo alle rivendicazioni della nostra regione, la fiaccolata di Isernia è stata una manifestazione imponente, un segnale forte, una dimostrazione civilissima, sentita, con il cuore in mano.
E per questo anche commovente.
La speranza è che la voce dei Molisani, il grido di aiuto lanciato in quel meraviglioso corteo di luce, arrivi dove la politica non è riuscita ad arrivare.
*Direttore di Telemolise

 

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