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venerdì, Gennaio 30, 2026

“Un tempo piccolo” di Serenella Antoniazzi: recensione di Marilena Ferrante

Evidenza“Un tempo piccolo” di Serenella Antoniazzi: recensione di Marilena Ferrante

Il libro “ Un tempo piccolo “ di Serenella Antoniazzi , edito da Gemma Edizioni , che ha poi ispirato il film “ Per te” di e con Edoardo Leo, narra la vicenda dolorosa della malattia precoce di Alzheimer di Paolo , un quarantenne di Concordia Sagittario, piccolo centro veneto ed è ispirato ad una storia vera.

Paolo vive una esistenza serena, tra lavoro , famiglia ed interessi vari , nel pieno delle sue facoltà fisiche e mentali , comincia ad avere segnali che modificano il suo comportamento . Un umore ballerino , certe dimenticanze che accentuano il suo stato di nervosismo mettendo in discussione la portata del suo posto nel mondo.

Dopo lunghe indagini la diagnosi terribile: Paolo è affetto da Alzheimer precoce , diagnosi che avrebbe segnato la sua vita e quella della sua famiglia per sempre.

IL prima e il dopo , raccontato dalla moglie Michela Morruto , l’Io narrante della storia, con una narrazione intensa mettono a nudo tutte le difficoltà per una famiglia in cui il ruolo di marito e di padre scivolano nell’oblio .

Questa malattia , infatti, non è solo perdita di forze fisiche e compromissione della funzionalità generale dell’organismo, ma è soprattutto perdita dell’identità , tutto viene trasfigurato in un’altra dimensione.

Un diario appassionato e doloroso quello di Michela Morruto che deve far fronte ad una situazione che assume contorni sempre più importanti e devastanti .

Un diario intimo fatto di particolari che raccontano la storia d’amore con il suo Paolo , la costruzione della loro famiglia con l’arrivo di due splendidi bambini , le difficoltà coniugali , il cosiddetto “ prima” , per poi passare a dover esercitare una forza indescrivibile nell’affrontare un percorso accidentato segnato da momenti di buio , da stravolgimenti anche logistici , ma anche soprattutto a dover accettare che Paolo stava trasformandosi in altro da sé.

Così ai primi impedimenti , ai primi segnali seguono il confronto con la medicina , la cura che risulta essere sempre più difficile: un calvario nel calvario dove risposte concrete e soluzioni non ce ne sono , se non accompagnare il malato nella evoluzione della malattia.

Michela parlerà anche delle difficoltà del “ cargiver “ , abbandonato e non supportato da reali forme di aiuto , anche se nella sua realtà , il Veneto , esiste una rete di assistenza che prevede centri diurni per l’Alzheimer in cui Paolo andrà nella prima fase della malattia , poi destinata a peggiorare.

All’aspetto emozionale che comporta l’adattamento della famiglia alla nuova condizione di Paolo , compreso il rapporto con i figli , soprattutto con il maggiore che si chiude nel silenzio della sofferenza e si orienta versi gesti di cura nei confronti del padre che piano piano svanisce nella sua piena identità, si accompagna una disamina scientifica di voci mediche e assistenziali che, all’interno del libro , riportano al tema terribile della diagnosi di l’Alzheimer , che se ne rende inermi in età senile , diventa devastante in gioventù.

Il dopo è punteggiato da digressioni diaristiche di Michela Morruto , di cui l’autrice del libro , raccoglie le confessioni più intime e i passaggi delicati di una storia familiare che precipita nel buio e deve reinventare un nuovo alfabeto sentimentale e comunicativo per arrivare al cuore di Paolo e a quello dei membri della famiglia, i figli e la moglie .

Un libro che non lascia spazio alla speranza , ma che , in ogni caso , orienta non alla rassegnazione , ma alla resistenza , alla resilienza piena , al concetto di cura e generosità . Anche in presenza di un dramma simile la capacità da parte della famiglia di reagire e di creare una rete di intenti per far fronte ad una malattia che non lascia scampo.

Con una scrittura delicata Serenella Antoniazzi , entra in punta di piedi in una storia a tratti commovente punteggiata dall’amore , dalla perdita di ciò che si aveva per recuperare il meglio dal cambiamento determinato dalla malattia.

Pagine che ritornano come vivide immagini dei giorni bui e del ricordo dei giorni felici che rendono il percorso meno doloroso accompagnato da quella forza insita nell’amore in tutte le sue declinazioni perché i malati , e questi malati , possono sopravvivere a loro stessi solo attraverso gesti concreti di affetto e di accudimento.

Una strada faticosa quella della cura per l’Alzheimer precoce , come è ben spiegato attraverso le parole degli esperti presenti nel libro , una strada in salita anche quella del pieno riconoscimento del ruolo del cargiver che deve essere supportato attraverso una legislazione che ne disciplini il ruolo e lo tuteli.

Una strada in salita anche per la dimensione sociale , per il pregiudizio nei confronti di questi malati che a volte vengono , ingiustamente , collocati nella sfera psichiatrica .

Chi perde la memoria , perde se stesso , ma in sé ha tutte le ragioni per essere accettato, curato e rispettato.

Marilena Ferrante

Nasce a Isernia, dove vive tuttora. Docente di Lettere presso la Scuola secondaria di primo grado “San Giovanni Bosco”, giornalista pubblicista e scrittrice.
Ha pubblicato quattro raccolte poetiche: “Quel che avrei potuto dirti” (2015), “Un passo dal cuore” (2016), entrambe per Volturnia Edizioni, “Gli occhi del silenzio“ (Bertoni Editore, 2021) e “Nuda memoria” (SetArt Edizioni, 2024). Ha scritto anche il romanzo “La neve di marzo” per L’Erudita di Giulio Perrone (2021).
Molti suoi scritti sono presenti in antologie letterarie quali “Vite che tremano” (Volturnia edizioni , 2016), “Cartoline dalla terra che forse esiste” (L’Erudita, 2018) e altre ancora.

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