
Il Trasporto pubblico locale è ingabbiato da troppo tempo nelle solite, gravi criticità che ricadono sugli utenti e, soprattutto, sui lavoratori. Non è accettabile che alcune società affidatarie arrivino a ritardi di mesi nel pagamento degli stipendi. Mentre si continua a parlare, ci sono ancora lavoratori che attendono la mensilità di dicembre e la tredicesima.È una ferita sociale che la Regione ha il dovere politico e morale di sanare.
Il tema va rimesso urgentemente al centro dell’agenda politica regionale. Per questo ho depositato una nuova mozione: la Regione non può girarsi dall’altra parte. Bisogna attivare subito contestazioni formali delle inadempienze, accertare le violazioni delle clausole contrattuali e procedere senza ulteriori ritardi al pagamento delle retribuzioni spettanti ai lavoratori anche attraverso l’intervento sostitutivo, pagando direttamente chi ha lavorato ed è stato lasciato senza salario.
Ma non basta: nel settore non sono più ammissibili ambiguità. Quando le violazioni sono reiterate, bisogna avere il coraggio di revocare in danno le concessioni verso le aziende inadempienti. Un servizio pubblico non può essere gestito da chi non rispetta gli obblighi contrattuali e i diritti dei dipendenti.
Sul piano di sistema, lo dico con chiarezza: la frammentazione ha prodotto inefficienze strutturali e consolidate. Anche la scelta di procedere con una gara su due lotti, per una Regione piccola come il Molise, non è risolutiva. Serve una revisione vera del settore: gestione uniforme, standard chiari, maggiore flessibilità nell’adeguare l’offerta alle esigenze dei territori, trasparenza amministrativa e una programmazione capace di garantire mobilità e contenimento della spesa senza scaricare tutto su cittadini e lavoratori.
Una cosa è certa, da quando Vincenzo Niro ha ripreso in mano il fascicolo, il Molise non ha fatto alcun progresso. Zero. Tutto fermo ai soliti problemi di sempre. E questa immobilità non è più tollerabile: o si cambia, oppure è arrivata l’ora di assumersi la responsabilità politica di lasciare il Tpl nel pantano.
Io non ci sto: servono scelte, non alibi. E le scelte, oggi, hanno un senso preciso: tutela immediata dei lavoratori, controlli seri, intervento sostitutivo quando necessario e revoca delle concessioni a chi continua a non rispettare regole e contratti.


