A Larino la “socialità lenta” si fa libro: il successo di “Storie da Bar” al Casablanca
LARINO. Se è vero che la letteratura ha il compito di dare voce al quotidiano, l’evento svoltosi sabato 24 gennaio presso il Casablanca Bar di Larino ha centrato pienamente l’obiettivo, trasformando un luogo di passaggio in un vivace laboratorio di riflessione sociale.
La presentazione del volume “Storie da bar – L’antologica” (Giulio Perrone Editore), curata da Alessio Dimartino, ha richiamato un pubblico numeroso e attento, desideroso di riscoprire il valore di quella “socialità lenta” che sembra resistere con ostinazione tra i tavolini di un bar, ultimo baluardo contro la frenesia moderna.
Un osservatorio privilegiato sulla condizione umana
L’incontro si è configurato come un dialogo polifonico, capace di sviscerare il tema del bar attraverso lenti diverse ma complementari. Il “bancone” non è stato descritto solo come un arredo, ma come un confine sottile — una frontiera urbana — dove si incontrano solitudini, si stringono alleanze e si consumano piccoli ma significativi riti quotidiani.
Il punto di vista sociologico: l’ancora della comunità.
L’introduzione di Iolanda Giusti, Assessora alla Cultura e sociologa, ha posto l’accento sulla funzione strutturale del bar all’interno di una comunità come quella frentana. Giusti ha evidenziato come il bar rappresenti un’istituzione informale, un cosiddetto “terzo luogo” , oltre la casa e il lavoro), fondamentale per la tenuta del tessuto sociale. In un’epoca di frammentazione digitale, il bar resta il luogo fisico dove il riconoscimento dell’altro avviene ancora attraverso lo sguardo e la parola condivisa.
L’analisi antropologica: luoghi che custodiscono pezzi di vita.
Particolarmente profonda è stata la relazione della Professoressa Letizia Bindi, antropologa presso l’Università degli Studi del Molise. La docente ha analizzato il bar come un deposito di memoria collettiva, un teatro dove il territorio “accade” nel suo farsi quotidiano. Attraverso la sua analisi, il pubblico ha potuto comprendere come queste mura raccolgano “pezzi di vita” che, pur sembrando leggeri, costituiscono l’identità profonda di un popolo. Bindi ha delineato una geografia umana fatta di volti e consuetudini, offrendo anche alcuni spunti tratti dal libro per guidare il lettore tra i contenuti dell’antologia.
La narrazione dei luoghi: la resilienza e lo “scaffolding” sociale.
Infine, Graziella Vizzarri, operatore sociale e tra le autrici dell’opera, ha portato la discussione sul piano della narrazione pura, dove la persona si riappropria della propria centralità. Il suo intervento ha toccato corde emotive, spiegando la necessità di creare dei “frame” di socialità che possano fungere da scaffolding (un’impalcatura di sostegno) per la collettività, trasformando i luoghi d’incontro in generatori di resilienza individuale e collettiva. Vizzarri ha ribadito che “fare comunità” oggi significa saper raccontare i luoghi, diventando protagonisti attivi della cura del territorio. Un momento di particolare emozione è stato lo svelamento che proprio il Casablanca Bar è il protagonista di una delle storie contenute nell’antologia.
Un atto rivoluzionario
Il successo dell’iniziativa ha dato merito alla scelta coraggiosa del luogo: uscire dagli schemi accademici per riportare la cultura nei suoi spazi naturali. L’entusiasmo dei presenti ha confermato quanto sia vivo il bisogno di confronti di questo spessore. Il volume di Giulio Perrone ha fatto da collante perfetto, restituendo al lettore la magia del micro-momento quotidiano.
In un mondo che impone di correre, il sabato pomeriggio a Larino ha dimostrato che fermarsi a parlare, ascoltare e leggere è ancora l’atto più rivoluzionario e necessario che una comunità possa compiere.


