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venerdì, Agosto 29, 2025

I temporali e il suono delle campane

CulturaI temporali e il suono delle campane

In una nota del 15 giugno 1894, il Vescovo di Termoli mons. Angelo Balzano, rivolgendosi ai vicari foranei della sua diocesi, così si esprime: “Il Sig. Sottoprefetto di Larino mi scrive di moderarsi il suono delle campane in occasioni di tempeste”.
Prima di andare oltre reputo opportuno rammentare che fino al 1986 le diocesi di Larino e di Termoli erano completamente distinte l’una dall’altra anche se, prima della piena unione disposta con apposito decreto emesso il 30 settembre di quell’anno dal competente dicastero vaticano, le due sedi basso-molisane ebbero, a partire dal 1924, tre vescovi in comune.
Da notare che la pratica di azionare a distesa i sacri bronzi in occasione di temporali estivi, attiva anche in Molise ed in alcune zone fino a metà Novecento circa, secondo un’antica credenza popolare aveva un duplice scopo: allontanare, con la preghiera, il pericolo legato alla raccolta nei campi e rompere, col suono, il campo magnetico in atmosfera, limitando l’intensità dei fulmini.
“Le recenti disgrazie deplorate nel Circondario di Larino – rammenta il Presule – e segnatamente in Montorio nei Frentani (diocesi di Larino n. d. a.) ed a Petacciato dove vi furono parecchie persone incenerite dai fulmini o ferite gravemente”, inducono a “rendere persuaso, possibilmente, il popolino dei seri pericoli a cui si espongono coloro che credono tener lontano la collera celeste col suonare le campane quando si verificano i temporali”.
“Piuttosto – conclude testualmente mons. Balzano – si ricorri a Dio ed ai Santi con efficacie preghiere per distornare i castighi che si provocano coi peccati i quali muovono l’ira di Dio […] specialmente ai giorni nostri…” (Archivio Storico Diocesano di Termoli-Larino, sez. 2, fondo Curia, b. 2, f. 5).
Al fine di scongiurare disastri in occasione di particolari eventi atmosferici (tempeste, violente grandinate ed anche siccità), oltre al suono delle campane, ci si affidava alla protezione divina pure attraverso riti consistenti in processioni speciali.
Limitando l’argomento ai soli capoluoghi delle due diocesi basso molisane, segnalalo che fino a tempi non eccessivamente lontani, durante forti temporali si effettuava a Larino un breve corteo, limitato all’area antistante la cattedrale, con l’artistico simulacro in argento del Patrono San Pardo, quello di fine Seicento trafugato da ignoti nella notte tra il 25 e 26 gennaio 1971.
Per Termoli, invece, l’Amico Storico Giovanni De Fanis c’informa che fino agli anni Quaranta del secolo scorso, in occasioni di avversità atmosferiche, si formavano “cortei di donne con lo scialle scuro avvolto intorno al capo […] che, dopo aver prelevato la statua del Santo (San Basso) dalla cattedrale, la portavano in processione […] e ponendola al cospetto del mare, imploravano il Santo perché nulla accadesse di irreparabile ai loro uomini sorpresi” nelle acque tempestose (“Paranze e battelli a Termoli (1900-1950), Uomini, Simboli, Colori”, Termoli 2003, pp. 196-197).
Un altro episodio, legato sempre alla città adriatica, è tratto dalla testimonianza scritta più antica riguardante il culto del Patrono San Basso. Il toscano Serafino Razzi, dell’Ordine dei Domenicani, su invito del Vescovo Cesare Ferranzio dimorante a Guglionesi, nel febbraio del 1577 si recò a Termoli per svolgere un ciclo di sermoni quaresimali alloggiando in episcopio. Il noto oratore, nella cronaca legata alla sua permanenza a Termoli narra l’episodio che segue: “Il giovedì a’ 21 febbraio, circa le due hore di notte, tirando un grandissimo vento co’ acqua, e co’ tanta forza che pareva che egli rovinasse da i fondamenti le case, incominciammo a sentire voci altissime, le quali gridavano Misericordia. E pensammo noi da principio che fosse rovinato qualche casamento […]. Ma moltiplicando le voci ci affacciammo alla Piazza del Duomo, e la vedemmo tutta piena di popolo […]; scendemmo giù in chiesa, et intendemmo la causa di cotale concorso essere la luminaria, come egli dicevano, di Santo Basso […] protettor de i Termolani: la quale era apparita sopra il campanile. E da un huomo dabene condotto a mano su la piazza, fra tanta moltitudine, vidi, Dio grazia, nello scuro di quella notte, detto splendore o lume, in sembianza di una croce di stelle. Il quale segno o luminaria dicono essere solito di apparire quando dee venire nel mare qualche gran procella, e tempesta. Essendo pertanto concorsa quasi tutta la città al Duomo, si cantarono […] le litanie devotamente, e da me poscia si fè un breve sermone della divina provvidenza […]: e alla fine gridarono tutti più volte Misericordia a Dio, e ritornò ciascheduno alla sua propria casa” (S. Razzi, “Viaggi in Abruzzo. Inedito del XVI secolo”, a cura di Benedetto Carderi, L’Aquila 1968, pp. 179-180).

Giuseppe Mammarella
Direttore dell’Archivio Storico Diocesano di Termoli-Larino

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