La sanità è l’argomento sul quale lo scontro politico è sempre più serrato. Nella stessa maggioranza del Commissario/governatore Toma le posizioni non sono affatto allineate. Michele Iorio, Aida Romagnuolo, Salvatore Micone e Gianluca Cefaratti hanno scritto ai Ministri di Salute ed Economia e Finanze Schillaci e Giorgetti, al Procuratore capo di Campobasso Nicola D’Angelo, al neoprefetto del capoluogo Michela Lattarulo e al commissario Ad acta Toma. “L’emergenza sanitaria legata alle mancate prestazioni e i ritardi delle stesse per i problemi manifestati dai privati convenzionati – hanno scritto – in un paese normale avrebbe avuto come forma di tutela del diritto alla salute dei cittadini la Regione, che avrebbe dovuto impugnare gli atti del commissario. In particolare – hanno spiegato – dopo l’ordinanza del presidente del Tar Molise emessa “inaudita altera parte” con cui il giudice amministrativo ha già concesso la sospensiva alle strutture private in attesa di un giudizio di merito”. Giudizio fissato l’11 dicembre. Fino ad allora, intanto, la Direzione generale della salute ha comunicato di aver ritirato il provvedimento del 31 dicembre, che sospendeva l’attività in convenzione dei privati, escludendo quelle salvavita.
“Nella nostra regione – hanno continuato Iorio, Micone Romagnuolo e Cefaratti nella loro lettera – che la Regione impugni i provvedimenti commissariali per difendere i diritti dei molisani è praticamente impossibile, perché il presidente è anche colui che firma quegli stessi atti da impugnare. Non solo – hanno proseguito – l’apparato amministrativo che costruisce gli atti della struttura commissariale, creata ad arte dal governatore a favore del commissario (che è lui stesso), è composta dagli stessi dirigenti e funzionari che formano gli uffici regionali addetti al controllo”. Per i 4 consiglieri firmatari c’è un conflitto di interesse lampante. Di qui la richiesta di un intervento da parte di tutte le istituzioni, del Ministro della sanità fino alla magistratura penale, definito “doveroso, affinchè venga ripristinato uno stato di normalità nel rispetto delle norme e per la tutela dei diritti”.
“Il rifiuto della sottoscrizione dei contratti da parte delle strutture private – hanno concluso Iorio, Micone, Cefaratti e Romagnuolo – dipende dalla mancata garanzia della sussistenza delle strutture stesse. Occorrerebbe disponibilità al dialogo per cercare una soluzione che però manca da parte della struttura commissariale alla sanità. Né il Consiglio regionale può intervenire in alcun modo”.



