Omelia nella Festa di San Pardo “di vendemmia”
Larino, Basilica Concattedrale, 17 ottobre 2026
(XXIX Domenica del Tempo Ordinario)
L’immagine di Dio e il Vino Nuovo di San Pardo vescovo
“Cari fratelli e sorelle,
la Parola di Dio di questa XXIX domenica del Tempo Ordinario ci mette davanti a una domanda radicale sulla nostra identità e sulla nostra appartenenza: «Di chi è questa immagine?» (Mt 22,20). Gesù, rispondendo ai farisei, fissa un confine invalicabile: date a Cesare quel che è di Cesare, ma ricordatevi che l’essere umano appartiene interamente a Dio. Sulla moneta c’è l’effigie dell’imperatore, ma nell’anima dell’uomo c’è impresso il volto del Creatore.

Il cuore della risposta di Gesù è tutto nella seconda parte di questa: «…e a Dio quello che è di Dio». Se sulla moneta c’è impresso il volto e il nome di Cesare, e per questo va restituita a lui, proviamo a chiederci: su di noi, di chi è l’immagine? Chi c’è scritto sopra la nostra vita? Fin dalla prima pagina della Bibbia sappiamo la risposta: l’essere umano è creato a immagine e somiglianza di Dio. Noi non portiamo stampato il marchio di un imperatore passeggero, ma il sigillo stesso del Creatore. Apparteniamo a Dio. Tutto il nostro cuore, la nostra libertà, il nostro amore, il nostro tempo appartengono a Lui. Non possiamo dividere l’anima, dando una tessera a Dio e il resto a logiche di egoismo, di potere o di indifferenza.

Oggi, per la comunità di Larino, questa pagina del Vangelo si illumina di una luce del tutto particolare. Facciamo memoria liturgica del nostro amato patrono, San Pardo vescovo, nella festa che la devozione popolare chiama “di vendemmia”, legata alle fatiche della nostra terra e complementare alla grande festa dei carri di maggio. La figura del nostro Santo Protettore diventa la carne viva e l’esempio concreto di cosa significhi “rendere a Dio quello che è di Dio”.

Alla luce del Vangelo che abbiamo ascoltato, San Pardo viene oggi incontro a noi innanzitutto come un uomo libero dai condizionamenti del mondo. Se guardiamo alla tradizione di questo Santo Vescovo, scopriamo infatti un uomo che ha incarnato perfettamente la libertà evangelica di fronte ai potenti del mondo. Giunto a Roma dal Peloponneso, a San Pardo furono offerti titoli, onori e importanti cariche ecclesiastiche. Il mondo – il “Cesare” del tempo – gli offriva una moneta fatta di prestigio e potere. Ma Pardo sapeva bene a Chi apparteneva il suo cuore. Rifiutò, perciò, le logiche della gloria umana per ritirarsi nella preghiera e custodire splendida e intatta l’immagine di Dio nella sua vita. Pardo ci insegna, così, che la vera dignità dell’uomo non dipende dai titoli che il mondo ci assegna, ma dalla nostra fedeltà al Vangelo.

In secondo luogo, Pardo si presenta a noi come il custode delle nostre famiglie. Nell’anno 842 d.C., Larino era una città ferita, distrutta dalle invasioni saraceniche. Gli abitanti erano dispersi, privati della loro terra e della loro identità. Ma quando i larinesi ritrovarono il corpo di San Pardo e lo accolsero tra queste colline, attorno a lui la comunità ha ricostruito le sue mura, ha ritrovato la speranza e si è rialzata. Oggi questo miracolo di rinascita deve compiersi nelle nostre famiglie. Spesso la società attuale – il “Cesare” moderno – cerca di imporre modelli basati sull’individualismo, sul consumo e sulla fretta, rischiando di sbiadire l’immagine di Dio impressa nelle nostre case. San Pardo ci ricorda che la famiglia fiorisce quando rimette Dio al centro. Proteggere la famiglia significa difendere gli affetti, trovare il tempo per guardarsi negli occhi, perdonarsi e camminare uniti, proprio come i buoi che trainano insieme i nostri storici carri, simbolo di una fatica condivisa e benedetta.

In terzo luogo, Pardo vuole che questa pagina del Vangelo parli in modo forte ai nostri giovani. A loro, in particolare, il mondo chiede continuamente di adeguarsi alle mode, di “timbrare il cartellino” del successo social, di conformarsi per essere accettati. A loro, in primo luogo, il mondo mette addosso l’immagine di un Cesare consumista che li vuole tutti uguali. Ma Gesù oggi domanda: Di chi è l’immagine che porti nel cuore? San Pardo ha avuto il coraggio di dire di “no” a una vita comoda ma vuota, per seguire una chiamata autentica. Per questo Pardo esorta i nostri giovani a non barattare la loro libertà e il loro talento per le monete di poco valore del compromesso o dell’apatia. Li esorta a non essere una “copia”, ma ad essere il “vino nuovo” di Larino, vendemmia ubertosa, forza che può far risorgere questa terra, mediante la custodia della loro unicità e della fede loro trasmessa nelle famiglie.

O Santo Vescovo Pardo, pastore buono e custode della nostra Larino, volgi il tuo sguardo benevolo su questo popolo che ti venera. Tu che hai rifiutato gli onori del mondo per amore di Cristo, insegna alle nostre famiglie a custodire la pace, la fedeltà e la gioia del Vangelo nelle nostre case. Accompagna e proteggi i nostri giovani: dona loro il coraggio della vera libertà, rendili cercatori di verità e costruttori di speranza, perché non smarriscano mai la bellezza dell’immagine di Dio impressa nei loro cuori. Tu che fosti segno di rinascita per i nostri padri nell’ora della distruzione, sostienici nelle fatiche quotidiane e benedici i frutti della nostra terra. Fa’ che camminiamo sempre uniti nella fede, per essere anche noi, oggi, cittadini onesti del mondo e figli fedeli di Dio.”




