La Procura di Larino chiede l’archiviazione dell’inchiesta sulla morte di Andrea Costantini, ma familiari e compagna annunciano opposizione. La richiesta del pubblico ministero Marianna Meo è ora al vaglio del giudice per le indagini preliminari, che dovrà decidere se accoglierla o disporre ulteriori approfondimenti.
Andrea, 38 anni, originario di Penne, è stato trovato senza vita il 15 settembre 2025 nella cella frigorifera del supermercato di Termoli dove lavorava. Inizialmente gli accertamenti si orientarono sull’ipotesi del suicidio, contestata dai genitori Gennaro e Lidia Costantini, che presentarono un esposto chiedendo di approfondire anche la pista dell’omicidio.
Nel dicembre 2025 il gip dispose la riesumazione della salma e l’autopsia. La relazione del medico legale Cristian D’Ovidio, depositata nel maggio successivo, indicò uno shock emorragico provocato da una ferita toracica da arma da taglio, ritenendo la morte compatibile con un gesto volontario.
L’avvocato Piero Lorusso, che assiste i genitori e la sorella Gloria, annuncia una formale opposizione. La difesa richiama diversi elementi ritenuti meritevoli di verifica: l’arma, trovata a circa due metri dal corpo e dietro alcune cassette, i presunti segni sul collo e gli ematomi documentati nelle fotografie, le ferite toraciche e le incongruenze segnalate sul ritrovamento del biglietto d’addio. Chiesti ulteriori esami del Dna sugli indumenti e sull’arma, analisi delle tracce ematiche e una perizia cinetica. La famiglia solleva inoltre interrogativi sulla sicurezza sul lavoro e sull’incendio che nell’agosto scorso avrebbe distrutto alcuni terreni acquistati da Andrea. «La famiglia Costantini chiede con determinazione che l’Autorità Giudiziaria non esiti nel proseguire le indagini», scrive Lorusso.
Anche l’avvocata Paola Cecchi, legale della compagna Angela Dileva e del figlio minore, si opporrà all’archiviazione. La difesa ha svolto indagini autonome, acquisendo documenti e informazioni e promuovendo un’analisi informatica forense del cellulare della vittima. «Non chiediamo che venga accolta una tesi a ogni costo. Chiediamo che nessun interrogativo rilevante resti privo dei necessari approfondimenti», sottolinea Cecchi.
Le persone offese hanno trenta giorni dalla notifica dell’avviso per consultare gli atti e presentare opposizione. La decisione finale spetta al gip.



