Riceviamo e pubblichiamo la riflessione del presidente del Comitato San Timoteo e consigliere comunale di maggioranza a Termoli, Nicola Felice, sul tema sanità:
“Come Comitato San Timoteo, da oltre tredici anni seguiamo con costanza i temi della sanità pubblica, del sociale e della tutela delle fasce più fragili della popolazione. In tale impegno abbiamo più volte richiamato l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica sulla necessità di rafforzare il sistema socio-sanitario e di rendere effettivi i diritti delle persone con disabilità. In questo quadro si colloca la riforma introdotta dal decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62, che, conclusa la fase sperimentale, troverà applicazione sull’intero territorio nazionale dal 1° gennaio 2027. Non siamo di fronte a una norma meramente tecnica. La riforma propone un cambio di prospettiva essenziale: la persona con disabilità non può essere definita soltanto da una diagnosi, da un verbale o dalla somma delle prestazioni ricevute. Essa deve essere riconosciuta nella sua interezza, con i suoi diritti, le sue capacità, i suoi bisogni, le sue relazioni e le sue legittime aspirazioni all’autonomia, all’inclusione e alla piena partecipazione alla vita della comunità. Il decreto introduce una valutazione di base più uniforme, una valutazione multidimensionale e il progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato. Viene così affermato un principio di grande civiltà: salute, assistenza sociale, scuola, formazione, lavoro, abitare, mobilità e sostegno alla famiglia non possono procedere su binari separati, lasciando le persone e i loro familiari soli davanti a uffici diversi, certificazioni ripetute e percorsi spesso complessi e tortuosi. Questa innovazione riguarda in modo diretto e urgente le persone con disturbo dello spettro autistico. L’autismo è tra le condizioni per le quali, nella fase sperimentale della riforma, sono previsti specifici criteri di accertamento. Dal 1° marzo 2026 la provincia di Campobasso è interessata dalla sperimentazione del nuovo sistema; pertanto il Molise, e con esso Termoli e il Basso Molise, non può considerare tale riforma come un tema lontano o rinviabile. Il Comitato San Timoteo ha più volte sollevato, nel corso degli anni, la questione dell’autismo in Molise. Abbiamo denunciato carenze nella diagnosi, nella presa in carico precoce, nella continuità terapeutica e riabilitativa, nel sostegno alle famiglie e nelle risposte rivolte agli adolescenti e agli adulti. Le nostre prese di posizione, gli articoli e le iniziative pubbliche testimoniano un impegno civile serio, costante e mai occasionale. Già nel 2022 avevamo richiamato l’attenzione sull’assenza, nella nostra regione, di un adeguato centro per la diagnosi e sulle conseguenze organizzative, economiche e personali che tali carenze determinavano per le famiglie. Al tempo stesso, è doveroso riconoscere che negli ultimi anni sono state attivate alcune risposte positive a favore delle persone autistiche e delle loro famiglie, attraverso interventi finanziari e organizzativi promossi dalla Regione Molise, dall’ASREM e dalla Struttura commissariale per la sanità molisana. Si tratta di segnali importanti, che devono essere consolidati, verificati e ulteriormente potenziati. Oggi, con lo stesso spirito collaborativo e propositivo, chiediamo che la riforma nazionale diventi un’occasione concreta per colmare le lacune ancora presenti e non un ulteriore adempimento burocratico. Per troppe famiglie molisane il percorso resta difficile: servizi insufficienti o discontinui, tempi di attesa incompatibili con l’esigenza di un intervento precoce, trasferte onerose e una persistente frammentazione tra sanità, servizi sociali e scuola. Il progetto di vita deve quindi tradursi in impegni concreti, verificabili e adeguatamente finanziati. A tal fine, il Comitato San Timoteo chiede alla Regione Molise, all’ASREM, agli Ambiti territoriali sociali, ai Comuni e a tutte le istituzioni competenti di attivare un percorso pubblico, unitario e coordinato che assicuri: il rafforzamento della diagnosi precoce e della presa in carico multidisciplinare delle persone nello spettro autistico; percorsi terapeutici, riabilitativi ed educativi appropriati, continuativi e accessibili, evitando che le famiglie siano costrette a rivolgersi fuori regione; una rete territoriale stabile, dotata di personale con competenze specifiche, capace di accompagnare bambini, adolescenti e adulti; il pieno coinvolgimento delle famiglie e delle associazioni nella definizione dei bisogni, nella predisposizione dei progetti di vita e nel monitoraggio dei servizi; progetti di vita individuali realmente integrati tra sanità, sociale, scuola, formazione, lavoro, tempo libero e abitare; interventi adeguati nella delicata transizione all’età adulta, nell’inclusione lavorativa e nei percorsi del “dopo di noi”; informazioni chiare, sportelli di orientamento e procedure comprensibili, affinché l’accesso ai diritti non dipenda dalla capacità delle famiglie di districarsi in un sistema complesso. A Termoli e nel Basso Molise questo tema assume un rilievo particolare. Il territorio deve poter contare su servizi vicini alle persone, stabili, qualificati e coordinati: servizi collegati al presidio ospedaliero San Timoteo, alla rete territoriale, ai pediatri e ai medici di medicina generale, alla scuola, ai Comuni e al Terzo settore. Le distanze, le difficoltà di mobilità e la concentrazione dei servizi in pochi luoghi non possono trasformarsi in ulteriori disuguaglianze per chi vive nelle aree periferiche della regione. Il diritto alla cura, all’assistenza e all’inclusione deve essere garantito nel luogo in cui le persone vivono, studiano, lavorano e costruiscono le proprie relazioni. La riforma potrà rappresentare una vera conquista solo se sarà accompagnata da personale, risorse, programmazione e responsabilità chiare. Il Comitato San Timoteo continuerà a vigilare, a formulare proposte e a dare voce ai cittadini e alle famiglie, con spirito costruttivo ma con la necessaria fermezza. Riteniamo che l’autismo non possa essere affrontato con iniziative episodiche o con parole di circostanza. Occorre garantire diritti realmente esigibili, servizi pubblici adeguati e una comunità capace di accompagnare ogni persona, senza lasciare indietro nessuno”.



