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domenica, Ottobre 4, 2026

Bagnasco a Ururi: “Dimenticare la storia significa condannare il presente”

AttualitàBagnasco a Ururi: "Dimenticare la storia significa condannare il presente"

Una riflessione sul valore delle piccole comunità, sulla memoria, sull’identità e sul rapporto tra comunità civile e comunità cristiana. È quella proposta dal cardinale Angelo Bagnasco durante la sua visita a Ururi, dove ha celebrato la Santa Messa insieme a don Michele Di Legge e incontrato la comunità nella sala consiliare, alla presenza del sindaco Laura Greco e dell’amministrazione comunale. Un appuntamento che Bagnasco ha definito «un momento particolare per la vita della vostra comunità», ringraziando don Michele per l’invito e soffermandosi innanzitutto sul valore della memoria. «Si dice che l’oblio della storia di un popolo spiega l’inconsistenza del presente», ha ricordato il cardinale, sottolineando come il tema riguardi in modo particolare l’Europa e l’Occidente. «Dimenticare ciò che ha generato la nostra cultura – ha osservato – significa condannare il presente all’insignificanza, a un’assenza di valore e all’incapacità di stare assieme». Secondo Bagnasco, a tenere insieme una comunità non possono essere soltanto l’economia e il mercato: servono identità, storia e valori condivisi. Da qui il riferimento diretto a Ururi, indicata come esempio di integrazione. «L’integrazione richiede due volti e due volontà: coloro che accolgono e coloro che sono accolti», ha detto il cardinale, riconoscendo nella storia della comunità arbëreshe un esempio concreto di convivenza e di costruzione di una storia comune. Un passaggio importante è stato dedicato proprio al ruolo delle piccole comunità. «Le piccole comunità sono necessarie – ha sottolineato Bagnasco –. Cancellarle vuol dire condannare la gente a non avere una patria». E, in un mondo sempre più globalizzato, ha invitato a non rinunciare alle proprie radici: «È necessario affermare con fierezza il nostro volto, avere la possibilità di parlare con tutti e donare il meglio che abbiamo, il meglio che siamo». Il cardinale ha quindi richiamato il valore delle tradizioni e delle iniziative che caratterizzano la vita di Ururi, dalla dimensione religiosa alle manifestazioni identitarie come la Corsa dei Carri. Realtà che, secondo Bagnasco, contribuiscono a mantenere vivo il legame tra passato e presente e aiutano le comunità a vivere anche la dimensione più ampia della società. Nella sala consiliare, definita «bellissima» e capace di trasmettere «storia e appartenenza», Bagnasco ha affrontato anche il rapporto tra istituzioni civili e comunità cristiana. La presenza dei rappresentanti religiosi e delle autorità civili, ha spiegato, rappresenta il riconoscimento di due realtà che non devono essere contrapposte. «La comunità cristiana dei credenti non è antagonista alla comunità civile – ha affermato – ma, al contrario, può esserci una sinergia delle proprie missioni e competenze». Una collaborazione che riguarda anche tradizioni, feste e iniziative, che appartengono all’intera comunità e non soltanto a una sua parte. «Un po’ di lievito e sale della pasta del mondo», ha detto Bagnasco definendo il ruolo della presenza cristiana nella società: non un corpo estraneo, ma «un corpo vivo», chiamato a contribuire alla costruzione del bene comune. Infine, un richiamo alla dimensione spirituale dell’esistenza e alla necessità di riscoprire una fraternità che vada oltre la semplice somiglianza. «L’uomo ha bisogno di Dio e questo si spiega guardando il cielo, così da vedere la terra e riconoscere negli altri non solo i simili, ma i fratelli», ha concluso il cardinale. Un messaggio che si è intrecciato con la storia di Ururi, con la sua identità e con quella comunità che, attraverso la memoria, le tradizioni e la partecipazione, continua a costruire il proprio futuro.

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