Anche se Eni e altre compagnie petrolifere hanno fissato un tetto ai prezzi di benzina e diesel, il conto resta salato. Lo spiega la Cgia di Mestre associazione Artigiani e Piccole Imprese. Secondo i suoi calcoli famiglie e imprese italiane, nel 2026, spenderanno, rispetto a un mese dello scorso anno, oltre un miliardo di euro in più. Finchè non si concluderà il conflitto in medioriente, è difficile che i prezzi alla pompa tornino come prima. Dall’inizio della guerra la verde è salita del 29,1%, il gasolio addirittura del 36,6%. A soffrire maggiormente sono pendolari, autotrasportatori, agricoltori, pescatori, tassisti e piccole aziende di servizio. La Cgia prevede, per il 2026, che fare il pieno, su base annua, costerà 13,6 miliardi in più rispetto allo scorso anno, con un incremento del 20,4 per cento. Maggiori ripercussioni nelle grandi città . In Molise il rincaro carburanti è sopra la media nazionale, +21,2%, che equivale a +76 milioni rispetto al 2025. Penultimo in classifica. A livello provinciale Campobasso si attesta al 79esimo posto con rincaro del 21,6%, più 58 milioni di euro rispetto a un anno fa. Isernia ultima, con percentuale del +20,2 appena sotto quella nazionale. Rincaro, quindi, di 18 milioni a fronte dello scorso anno.
Per la Cgia destinare anche l’1% della spesa pubblica a contenere aumenti dei prezzi di benzina, diesel e per l’inverno anche di luce e gas, aiuterebbe. Sarebbero quasi 11 miliardi di euro.
La marineria del Molise, intanto ha confermato lo stato di agitazione e la sospensione della pesca per il 22 ottobre prossimo per il caro gasolio. I pescatori italiani restano ancora in attesa di essere ricevuti dal ministro per un tavolo di confronto sull’emergenza attuale.



