Inasprire le pene per chi aggredisce gli uomini e le donne in divisa. È la richiesta che Aida Romagnuolo, referente ed esponente di Futuro Nazionale di Termoli, ha rivolto direttamente al Presidente del movimento, Generale Roberto Vannacci. In sostanza, Romagnuolo ha chiesto che i deputati di Futuro Nazionale presentino in Parlamento una proposta di legge che preveda un significativo inasprimento delle pene per tutti coloro che si rendano responsabili di aggressioni, violenze, minacce e oltraggio nei confronti degli appartenenti alle Forze dell’Ordine: Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria, Polizia Locale e, con uguale tutela, nei confronti delle Guardie Particolari Giurate e dei Vigili del Fuoco. “Chi indossa una divisa – ha detto Romagnuolo – non rappresenta solo se stesso, rappresenta lo Stato e la sicurezza di tutti noi anche perché ogni giorno questi servitori dello Stato rischiano in prima persona per garantire ordine, legalità e soccorso. Non è più tollerabile – ha continuato Romagnuolo – assistere ad aggressioni, sputi, insulti e violenze contro di loro, spesso con pene ridicole o con una sensazione di impunità e, cosa più grave, dopo mezz’ora sono nuovamente a piedi libero”. “Per questo ho chiesto al Generale Vannacci e ai nostri parlamentari di farsi promotori di una legge chiara: chi tocca un appartenente alle Forze dell’Ordine, di una Guardia Particolare Giurata o un Vigile del Fuoco deve sapere che pagherà duramente, serve l’arresto obbligatorio, pene certe, aggravante specifica e divieto di accesso ai benefici di legge. Difendere chi ci difende non è una scelta di parte, è un dovere morale dello Stato”. È una battaglia di civiltà prima che di politica – ha ancora detto Romagnuolo – perché in un Paese dove troppo spesso si è tollerato l’intollerabile, bisogna rimettere al centro il principio di autorità e di rispetto per la divisa, significa rimettere al centro il cittadino onesto. Chi aggredisce un Carabiniere, un Poliziotto o un pompiere in servizio, non commette un semplice reato contro una persona, ma un attacco diretto alla comunità intera. L’inasprimento delle pene – ha concluso Romagnuolo – non è vendetta, è deterrenza e giustizia, è il segnale che lo Stato torna a stare dalla parte di chi lo serve, dei cittadini e del territorio.



