di Agostino Rocco*
C’è un modo tutto molisano di perdere i figli migliori: celebrarli altrove e dimenticarli a casa. È successo con Leonardo Cammarano, morto il 2 marzo 2022 in Francia, nel villaggio di Saint-Vertu in Borgogna, lontano dai riflettori ma non dal suo castello di Torella del Sannio.
Napoletano di nascita, 2 febbraio 1930, era figlio di Elena Ciamarra — direttrice d’orchestra, compositrice e pittrice le cui oltre cinquemila opere sono custodite proprio a Torella — e del chirurgo Pasquale Cammarano. Di lui i necrologi hanno scritto, senza enfasi: «ultimo dei grandi intellettuali d’Europa, filosofo, scrittore, traduttore, raffinato pittore», capo struttura della Rai, genero di Benedetto Croce.

La Rai fu il suo campo di battaglia. Per anni diresse la rivista Settanta, «raccogliendo e pubblicando i grandi difformi della cultura occidentale», e dentro la televisione pubblica «sconquassava la Rai cercando di imporre — invano — una programmazione intelligente». Non era un funzionario, era un intellettuale prestato al servizio pubblico, e come tale scomodo.
Il Molise, però, era la Sua vera radice. Cammarano gestiva le attività culturali della Casa Museo “Elena Ciamarra” di Torella del Sannio, e viveva tra «scritti polverosi affastellati negli anfratti più improbabili, pitture che sbucano dal nulla» nel castello di famiglia. Era lo stesso dolore che aveva provato per sua madre: già nel 1994 raccontava il «profondo rammarico perché la figura materna, pur essendo nota in ambito nazionale ed europeo, era pressoché sconosciuta proprio nella terra d’origine, il Molise. Ancora una volta, insomma, nemo propheta in patria».
Leonardo lascia libri che andrebbero ristampati nelle scuole molisane: Natura e cultura (Enne, 1987), e poi Dopo le ideologie, La Casa degli zii e Esempi di Passato. Ha insegnato filologia romanza al Suor Orsola Benincasa, studioso dei rapporti tra fisica e filosofia, relatore nelle grandi università europee.
A tre anni dalla scomparsa, la domanda non è se il Molise lo abbia dimenticato. Lo ha fatto. La domanda è se vogliamo continuare a farlo. Cammarano ci ha lasciato una bussola semplice, quasi testarda: «la ricerca della conoscenza è il requisito necessario e sufficiente per sentirci uomini liberi, e non bisogna mai abbassare la guardia».
Sarebbe un buon inizio, per una pagina di cultura molisana, ricominciare da lui. Non per nostalgia, ma per restituire a Torella, a Campobasso, a Isernia, un figlio che non ha mai smesso di tornare.
Personalmente ne ho più di un bel ricordo. Era di una gentilezza e modestia uniche. Era una grande mente, ma non lo faceva pesare a nessuno, troppo intelligente e intellettuale per essere anche superbo e vanitoso. Un grande uomo che il Molise si ostina a non onorare.
*Giornalista, scrittore



