Avrebbero dovuto presentare la relazione ai primi di settembre. L’incidente probatorio sul caso della morte di Francesca Ercolini slitta al 28 ottobre. Ai primi del mese, invece, gli esperti del raggruppamento scientifico dei carabinieri dovranno rispondere ad un quesito fondamentale per l’esito delle indagini. E cioè se la giudice di Campobasso avrebbe potuto da sola annodare il foulard di seta alla ringhiera al piano di sopra del suo appartamento, salire sulla ringhiera al pian terreno, passarsi il cappio intorno al collo e lasciarsi cadere nel vuoto.
Per capire se ciò che ha raccontato il marito che per primo aveva trovato il corpo, sia compatibile con i segni trovati sul corpo della donna, i Ris sono tornati nell’appartamento di Pesaro e hanno utilizzato un manichino nella ricostruzione.
La sagoma è stata appesa ad un foulard simile a quello ritrovato in casa la mattina del 26 dicembre del 2022 e zavorrata con quattro dischi di 15 chili ognuno. In questo modo, ricostruito con l’intelligenza artificiale, il manichino è stato tenuto appeso una quindicina di minuti e fatto oscillare.
Il dondolamento, i Ris lo hanno simulato per capire se la sagoma poteva urtare contro qualche parete, visto che Francesca Ercolini presenta una ecchimosi alla testa evidenziata dal professor Vittorio Fineschi che ha eseguito l’autopsia. Quei segni alla testa, aggiunti a quelli sul collo la cui compatibilità con foulard è stata messa in discussione dallo stesso medico legale, potrebbero raccontare una aggressione e non un suicidio.
Il caso è stato riaperto dalla Procura dell’Aquila che ha iscritto due persone sul registro degli indagati con un’ipotesi di reato pesantissima: omicidio volontario. I nomi sono quelli di Lorenzo Ruggeri, marito della donna e di un ex ispettore di polizia, amico di famiglia.
L’incidente probatorio dei Ris, che depositeranno la relazione i primi giorni di ottobre è stato fissato al 28 del mese prossimo dal gip dell’Aquila Marco Billi.



