
Cattedrale di Larino: appunti inediti di un secolo fa
La cattedrale romanico-gotica di Larino, dichiarata nel 1890 edificio di interesse nazionale ed insignita del titolo di BASILICA con Breve pontificio del 13 luglio 1928, è una delle opere più pregevoli dellItalia centro-meridionale.
Edificata intorno al XII secolo, fu poi ampliata e compiuta nella forma presente, come indica liscrizione incisa sullarchitrave dellingresso principale, il 31 luglio 1319. La facciata, senza alcun dubbio tra le più grandi opere artistiche esistenti sul territorio molisano (e non solo), di una bellezza incomparabile, rappresenta lultimo lavoro dellampliamento-trasformazione delledificio sacro preesistente.
Con una nota datata 28 agosto 1923 il Vescovo di Larino mons. Antonio Lippolis, di venerata memoria, per provvedere ai necessari lavori di restauro del monumentale sacro edificio, chiese alla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti del Ministero dellIstruzione lautorizzazione a vendere due bassorilievi in pietra, fino a poco tempo prima buttati fra rottami inservibili e poi appartati in un angolo della sacrestia” (oggi sono esposti sulla parete di due distinte campate della navata sinistra della cattedrale larinese).
Il 6 settembre successivo il dicastero romano interessò della vicenda la competente Soprintendenza ai Monumenti delle Puglie e del Molise con sede in Bari che con una corposa risposta del 27 dello stesso mese, fornì una serie di interessanti notizie legate al duomo frentano. Il Soprintendente Luigi Perrotta ritenne innanzitutto accludere, oltre alle foto, tre documenti: uno stralcio dellopera storica su Larino di Giandomenico e Alberto Magliano pubblicata nel 1895; la copia di una relazione sulla [] cattedrale, rintracciata in quellarchivio mercé pazienti laboriose ricerche, però non datata né sottoscritta; un dettagliato ragguaglio, legato in particolare ai bassorilievi, prodotto dallIspettore Onorario ai Monumenti e Scavi del Circondario di Larino, Alberto Magliano.
Col conforto degli atti appena citati, il Soprintendente Perrotta espose le considerazioni riassunte qui di seguito: Anzitutto rilevo [] che lepoca dei bassorilievi in pietra [], asseriti del 1500, è da ritenersi ben anteriore []. Rilevo pure che la pietra dei bassorilievi è del tutto simile a quella dei fregi del portale e ugualmente lavorata. Daltra parte [] risulta la cattedrale attuale ultimata nel 1319, incorporando una parte più antica risalente al XII secolo.
Non è quindi improbabile che la trasformazione della vecchia cattedrale del secolo XII per ridurla a quella del secolo XIV siansi utilizzate, per quanto è stato possibile, le membrature in pietra della vecchia costruzione, lasciando in deposito e collocate in diversi muri, per eternarne la memoria, quelle membrature di oggetti darte scultoria che non si sono sapute altrimenti utilizzare.
Infatti la relazione anonima [] dice nella parte postica del campanile veggonsi incastrati alcuni frammenti romani (?) forse romanici.
Penso quindi che i bassorilievi in discussione provengano dallantica chiesa trasformata, risalente ad epoca anteriore al secolo XIII; né mi spiegherei altrimenti lenorme valore dato ai medesimi, pei quali è stato offerto [] un massimo di lire centomila”.
In ogni modo, dato che quei bassorilievi sono certamente collegati alla storia ed allorigine della cattedrale di Larino, dovrebbe escludersene la vendita [].
Il Soprintendente Perrotta, dopo aver suggerito le strade da percorrere per ottenere il finanziamento occorrente ai necessari lavori di restauro, propose una speciale sorveglianza da parte della Prefettura al fine di sottrarre quegli oggetti darte dalle mire degli antiquari. A conferma dei suoi timori, riportò un brano legato al tempio larinese di Santo Stefano, estratto dallopera dei Magliano, che recita testualmente: in tempi assai antichi esisteva in questa chiesa un sarcofago in alabastro di inestimabile valore, sparito senza sapersi né come, né quando.
Il Ministero dellIstruzione, preso atto delle osservazioni fornite dalla competente Soprintendenza di Bari, l8 novembre del 1923, attraverso il Regio Commissario per le Antichità e Belle Arti di Napoli, richiamò, come era prevedibile, lattenzione su quanto disposto dalla legge per la quale non era ammissibile in alcun modo la vendita a privati di quegli oggetti. Con la stessa nota fu rivolto al Vescovo di Larino linvito a predisporre subito le pratiche necessarie per ottenere il finanziamento e dispose la presentazione di un regolare progetto di restauri, non oltre il termine di un mese.
Giunse così la primavera del 1924 quando, per i previsti restauri della cattedrale, la Soprintendenza ai Monumenti di Napoli comunicò alla Curia vescovile di Larino limpossibilità di avanzare al Ministero proposta di sussidio trattandosi di lavori che non avevano alcun carattere artistico e di cui quellufficio avrebbe potuto tuttal più permettere per sole ragioni di opportunità, lesecuzione.
Lestate successiva, intervenne con decisione sullargomento lallora benemerito Segretario del Capitolo cattedrale Vincenzo Levante, che in seguito assunse cariche importanti come quelle di Ispettore Onorario ai Monumenti e Scavi e Cancelliere vescovile. Il Canonico Levante, con una lunga nota datata 19 luglio ed inviata direttamente al Ministero così si espresse: “Fin dallottobre scorso mons. Lippolis, ora traferito a Ugento, consultava la Soprintendenza [] se, per far fronte alla notevole spesa occorrente per le urgenti riparazioni e per la sostituzione di un nuovo pavimento della vetusta Cattedrale, Monumento Nazionale [], avesse permesso lalienazione di due artistici bassorilievi in marmo greco del sec. XIV, quel R. Commissario riferiva [] che codesto Ministero si opponeva alla proposta, ed all’uopo richiedeva un regolare progetto di restauri, promettendo di esaminare benevolmente la possibilità di concedere un contributo.
Il 1° dicembre venne spedito (il) progetto redatto dall’Ing. Vetta, con un preventivo e per i lavori puramente necessari di Lire 26.520, ma la predetta Soprintendenza, mentre approvava la relativa perizia [], restituiva il progetto col nulla osta, dichiarando di non poter avanzare al Ministero proposte di sussidio, trattandosi di lavori che non hanno carattere artistico e di cui quellufficio avrebbe potuto tutto al più permettere, per sole ragioni di opportunità, lesecuzione dei lavori.
Tra le varie considerazioni formulate in quelloccasione dal Canonico Levante figura quella conclusiva del seguente tenore: non è possibile creare un limite fra la parte che interessa larte e quella che interessa la conservazione e luso del fabbricato, che viene elencato fra i monumenti nazionali nellinsieme e non nelle singole parti.
A seguito di un ulteriore rapido scambio di pareri tra il Ministero dellIstruzione e la Soprintendenza allArte Medioevale e Moderna dellAbruzzo e del Molise, dal 31 dicembre 1923 fissata a LAquila, ma temporaneamente operante a Roma, il Dirigente di questultimo organismo, concluse la sua nota del 17 settembre 1924 con questi termini: limportanza del monumento e soprattutto la considerazione che non si possono ritenere i lavori occorrenti non interessanti lopera d’arte, perché strettamente legati alla sua conservazione, è mio parere che si debba accogliere la domanda di sussidio avanzata dal Capitolo e propongo che sullimporto totale di Lire 26.520 il Ministero concorra con un terzo della spesa e cioè per Lire 8.840.
Il Ministero accolse subito la proposta e poco più di venti giorni dopo (il 10 ottobre) assunse limpegno di corrispondere, a lavori ultimati e collaudati, la somma proposta.
Fonti: Archivio Centrale dello Stato, Roma; Archivio Storico Diocesano, Larino.
Giuseppe Mammarella
Direttore dell’Archivio Storico Diocesano di Termoli-Larino



