E’ durato un paio di ore (dalle 16 alle 18) questo pomeriggio al Maugeri di Pavia l’incontro tra investigatori e consulenti al lavoro sul giallo di Pietracatella per fare luce sulla morte di Sara Di Vita e di sua mamma Antonella Di Ielsi, morte avvelenate con la ricina a dicembre. I vari soggetti coinvolti si sono incontrati per il conferimento dei nuovi incarichi deciso dalla procura di Larino. Erano presenti, tra gli altri, per la prima volta tutti insieme, il procuratore di Larino Elvira Antonelli, il questore di Campobasso Domenico Farinacci, il capo della Squadra Mobile del capoluogo molisano Marco Graziano, il direttore del Centro antiveleni di Pavia Carlo Locatelli e gli esperti tedeschi Christian Herzog e Sylvia Worbs. All’incontro potevano partecipare anche le parti offese e gli indagati. Era presente l’avvocato di Gianni e Alice Di Vita, Vittorino Facciolla. Durante il vertice è stato deciso anche il calendario del lavoro da svolgere. Si apre dunque, a sei mesi dai delitti, una nuova fase cruciale per l’inchiesta: i consulenti italiani vengono infatti affiancati del direttore del Centro per i rischi biologici e patogeni speciali presso il Robert Koch Institut di Berlino, Christian Herzog, e dalla collaboratrice del laboratorio per le tossine biologiche dello stesso istituto tedesco, Sylvia Worbs (la struttura di Berlino ha sviluppato tecniche particolarmente avanzate in grado di individuare tracce di ricina anche a mesi di distanza). Dovranno analizzare, tra l’altro, i 70 alimenti sequestrati nelle due case della famiglia Di Vita a Pietracatella; lo scopo è quello di verificare se in questi alimenti siano presenti o meno tracce di ricina. Gli stessi consulenti dovranno anche cercare tracce del veleno da indumenti, mobili e altri oggetti presenti nella casa della famiglia. Ci sarà per questo un approfondito sopralluogo nell’abitazione che stando a quanto trapela ora da Pavia avverrà a breve. Infine tra i nuovi accertamenti al via in queste ore ci sono pure quelli necessari per verificare la presenza di anticorpi contro la ricina in Gianni e Alice Di Vita con lo scopo di accertare l’eventuale avvenuta assunzione di veleno da parte dei due familiari delle vittime, unici superstiti.




