I più recenti dati diffusi dall’Istat e gli esiti dei lavori della Commissione di allerta rapida presso il Garante per la sorveglianza dei prezzi confermano un quadro estremamente preoccupante per le famiglie italiane. L’inflazione continua infatti ad accelerare, attestandosi al +3,2% su base annua e risultando fortemente trainata dai rincari dei beni energetici, mentre i consumi mostrano segnali di evidente sofferenza. L’ADOC denuncia da tempo come gli effetti delle tensioni internazionali, dei conflitti e delle spinte speculative vengano trasferiti direttamente sui cittadini. Anche i recenti annunci di tregua sullo scenario mediorientale, pur rappresentando un segnale positivo, non consentono ancora di prevedere una reale e stabile inversione di tendenza, considerata l’incertezza che continua a caratterizzare i mercati energetici. Le conseguenze sono già evidenti nei dati sulle vendite al dettaglio. A fronte di un incremento dell’1,6% in valore, i volumi acquistati registrano una contrazione dello 0,3% sia su base mensile che annua. Le famiglie, dunque, spendono di più ma acquistano meno, con una progressiva erosione del potere d’acquisto che colpisce soprattutto i redditi medio-bassi. Particolare attenzione merita l’andamento dei carburanti. Sebbene negli ultimi giorni si registri una lieve riduzione dei prezzi alla pompa, gli importi praticati restano significativamente superiori rispetto ai livelli precedenti alle recenti tensioni internazionali e appaiono ancora difficilmente giustificabili alla luce delle quotazioni delle materie prime energetiche. Ancora una volta assistiamo al noto fenomeno dell’“effetto razzo e piuma”: gli aumenti vengono immediatamente trasferiti ai consumatori quando salgono le quotazioni internazionali, mentre le diminuzioni arrivano con estrema lentezza quando le stesse quotazioni si riducono. Una dinamica che alimenta il sospetto di fenomeni speculativi e che richiede una risposta ferma da parte delle istituzioni. Anche dalla Commissione di allerta rapida è emersa la necessità di rafforzare gli strumenti di controllo e vigilanza lungo l’intera filiera dei prezzi, dalla produzione fino alla vendita al dettaglio, al fine di prevenire comportamenti opportunistici e garantire una maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi. Per l’ADOC non è più sufficiente limitarsi a monitorare l’andamento dei mercati. Occorre un piano di interventi immediati e strutturali. Chiediamo al Governo di intervenire con decisione sugli oneri fiscali e parafiscali che gravano sui carburanti e sui beni energetici, oggi tra i più elevati d’Europa, di rafforzare la tassazione sugli extraprofitti realizzati dai grandi operatori energetici, di trasferire progressivamente gli oneri di sistema sulla fiscalità generale e di accelerare gli investimenti nelle fonti rinnovabili e nell’autonomia energetica nazionale. È inoltre indispensabile potenziare le attività di vigilanza e controllo sui meccanismi di formazione dei prezzi, prevedendo strumenti più efficaci per contrastare fenomeni speculativi che finiscono per scaricare sui consumatori costi non giustificati dall’andamento reale dei mercati. Senza interventi concreti e tempestivi il rischio è quello di assistere a un ulteriore impoverimento della classe media e a un aggravamento delle difficoltà economiche delle fasce più fragili della popolazione. La tutela del potere d’acquisto delle famiglie deve tornare ad essere una priorità assoluta dell’agenda economica del Paese.



