Un solco rosso intorno al collo e un foulard di seta a fiori annodato a una ringhiera. Sono i due elementi che Vittorio Fineschi, il medico legale incaricato dal Gip dell’Aquila Marco Billi, dovrà comparare lunedì prossimo nell’incidente probatorio alla Sapienza di Roma.
Da quasi un anno, all’obitorio del Policlinico, è conservato il corpo di Francesca Ercolini, la giudice trovata morta a 51 anni nella sua casa di Pesaro il 26 dicembre del 2022.
La donna, originaria di Campobasso, stando ad una prima ricostruzione, si sarebbe tolta la vita impiccandosi con questa striscia di stoffa appesa alla ringhiera della scala interna del suo appartamento. L’avrebbero trovata così il marito, l’avvocato pesarese Lorenzo Ruggieri, e il figlio all’epoca sedicenne. Ma quando nella casa di via Zara erano arrivati i soccorsi avevano trovato Francesca distesa a terra, priva di vita.
Medico legale e investigatori avevano convenuto sul gesto volontario un suicidio.
Oggi quelle persone, insieme al marito, sono iscritte a vario titolo nel registro degli indagati per reati che vanno dalla falsa perizia al depistaggio. Ma le nuove indagini starebbero raccontando altro.
A partire dalla nuova autopsia effettuata da Vittorio Fineschi sul corpo della giudice, riesumato a giugno dello scorso anno. Un corpo perfettamente conservato, sul quale a quanto si è saputo sarebbero ancora evidenti segni.
Ma soprattutto la linea rossa lungo tutto il collo che dovrà essere comparata con la striscia di stoffa che penzolava dalle scale e con i fili elettrici di due abatjour, una delle quali pare mancasse dal comodino della camera da letto.
I Ris, invece, dovranno dire se Francesca Ercolini da sola avrebbe potuto salire in equilibrio sulla ringhiera al piano di sotto, passarsi intorno al collo la striscia di seta e lasciarsi andare nel vuoto.
La foto, ricostruita con l’intelligenza artificiale, si riferisce ad un primo sopralluogo nel quale i due uomini dei Ris si sono dovuti sorreggere sulla ringhiera per evitare di cadere.
Quella stessa striscia, peraltro, avrebbe dovuto sopportare una sessantina di chili, più i meno il peso di Francesca, alta più di un metro e settanta.
L’incidente probatorio in programma l’8 giugno a Roma, servirà a capire definitivamente che direzione prenderanno le indagini: la conferma del suicidio oppure se a provocare la morte di Francesca sia stata la mano di qualcuno.




