Non solo porti e aeroporti, ma l’intero settore del trasporto pubblico rischia di collassare con il caro carburanti.
Se continua così, senza interventi per calmiere i costi, ha dichiarato il capogruppo del Pd in commissione trasporti alla Camera, gli armatori terranno ferme le navi pagando i costi dell’equipaggio. E’ a rischio la mobilità e i collegamenti da e per le isole ma anche l’imminente stagione turistica”.
Uno scenario allarmante che ha indotto il ministro del made in Italy Urso a ipotizzare la sospensione del Patto di Stabilità. Se la crisi non si risolve in tempi brevissimi, ha detto Urso, si aprono scenari difficilmente controllabili.
La pesca in mare è uno dei settori già in grave sofferenza e il caro carburanti rischia di ‘affondare’ anche i collegamenti marittimi. Mentre il governo è immobile e silente rispetto alla mancanza di cherosene che rischia di lasciare a terra gli aeroplani già da maggio, anche i traghetti da e per le Isole, maggiori e minori, potrebbero restare all’ancora. E’ questo il grido di allarme lanciato dagli armatori di fronte all’aumento vertiginoso del costo del carburante.
Questa la fotografia scattata da Infografica sui prezzi di oggi di benzina e diesel negli autogrill. Il Molise è la regione in cui un litro di super costa di più, un euro e 8 centesimi.
Il diesel è in linea con la media del resto della penisola.
Gli autotrasportatori sono sul piede di guerra e dal Veneto hanno già lanciato la proposta di fermare i tir e di non portare più le merci. A rischio c’è un intero sistema economico e gli analisti hanno già tracciato un quadro: se lo stretto di Hormuz riaprirà in tempi accettabili ci vorranno comunque tra i 4 e i 6 mesi per far tornare la situazione simile a quella precedente alla crisi in Medio Oriente.
Turismo, agricoltura, trasporti, ma anche sanità e la cosiddetta povertà energetica per il caro bollette rischia di schiacciare milioni di italiani.



