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martedì, Aprile 7, 2026

Comitato cittadini liberi e attivi Palata: “Ponte Sceriffo pericolante o no?”

AttualitàComitato cittadini liberi e attivi Palata: "Ponte Sceriffo pericolante o no?"

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del Comitato dei cittadini liberi e attivi di Palata

“La chiusura dell’autostrada A14 nel tratto tra Vasto Sud e Termoli a causa della frana di Petacciato, insieme all’interruzione della viabilità sulla statale per il crollo del ponte sul Trigno, non è soltanto un’emergenza contingente. È la fotografia impietosa della fragilità infrastrutturale di un intero territorio, lasciato per anni senza interventi, senza programmazione e senza visione.
Quello che sta accadendo oggi era ampiamente prevedibile. E infatti era già scritto dal 2018, quando la Provincia di Campobasso, con un’ordinanza, riconosceva la criticità del cosiddetto “Ponte dello Sceriffo”, imponendo il divieto di transito ai mezzi superiori a 7,5 tonnellate, il restringimento della carreggiata e il limite di velocità per ridurre le sollecitazioni su una struttura evidentemente fragile.
Da allora, però, non è stato fatto nulla. Nessun intervento strutturale, nessuna messa in sicurezza, nessuna soluzione alternativa. Otto anni di immobilismo istituzionale che oggi presentano il conto nel modo più grave possibile: con un territorio isolato e con il traffico – anche pesante – dirottato proprio su quel ponte che, sulla carta, non potrebbe sopportarlo.
È qui che emerge tutta l’anomalia, ma anche tutta l’ipocrisia di questa vicenda.
Perché mentre camion e mezzi pesanti attraversano quotidianamente il ponte senza alcun controllo, l’unico divieto che viene realmente rispettato è quello che riguarda gli autobus di linea. Ancora una volta, a pagare il prezzo dell’inefficienza e dell’assenza di responsabilità sono studenti e lavoratori pendolari, costretti da anni a percorsi alternativi, più lunghi e più costosi.
La domanda che poniamo è tanto semplice quanto inevitabile: il ponte è pericolante oppure no?
Se è pericolante, allora si sta mettendo a rischio la sicurezza delle persone, consentendo il passaggio incontrollato di mezzi pesanti. Se non lo è, allora qualcuno deve spiegare perché per otto anni si è impedito il transito agli autobus di linea, penalizzando sempre e solo chi non ha alternative.
Nell’ottobre del 2023, durante un incontro istituzionale a Palata, l’assessore regionale alle infrastrutture Michele Marone aveva assunto impegni precisi: il passaggio della gestione del ponte ad ANAS entro gennaio 2024, l’individuazione di soluzioni immediate per il trasporto pubblico e la convocazione di un nuovo tavolo di aggiornamento.
Di quegli impegni non è stato mantenuto nulla.
E questo silenzio pesa ancora di più se si considera che lo stesso Michele Marone è anche consulente del ministro Matteo Salvini, impegnato a promuovere il progetto del ponte sullo Stretto di Messina. Un’opera gigantesca e inutile, mentre qui, oggi, interi territori restano isolati e infrastrutture esistenti vengono lasciate degradare fino al punto di diventare un problema di sicurezza pubblica.
È questa la vera questione politica: da un lato grandi opere simboliche, dall’altro l’abbandono quotidiano dei territori.
Nel frattempo, ciò che accade sul Ponte dello Sceriffo è sotto gli occhi di tutti: le regole esistono ma non vengono fatte rispettare; i controlli colpiscono sempre gli stessi; le violazioni più evidenti vengono tollerate.
Questa situazione non è più accettabile.
Non è accettabile che la sicurezza venga affidata al caso. Non è accettabile che le ordinanze vengano applicate in modo selettivo. Non è accettabile che studenti e lavoratori continuino a essere penalizzati mentre chi viola le regole lo fa indisturbato.
Quello che sta accadendo oggi non è un’emergenza improvvisa: è il risultato diretto di anni di inerzia, promesse non mantenute e responsabilità politiche precise.
Per questo chiediamo immediatamente chiarezza sulle condizioni reali del ponte, l’applicazione effettiva delle regole, l’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni coinvolte e, soprattutto, una soluzione concreta che restituisca sicurezza e diritto alla mobilità a questo territorio.
Perché qui non si tratta solo di un ponte. Si tratta di capire se esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B. E noi non siamo più disposti ad accettarlo”.

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