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martedì, Marzo 31, 2026

Auditorium musicale Campobasso, Mascia: “Scelta che mortifica memoria città”

AttualitàAuditorium musicale Campobasso, Mascia: "Scelta che mortifica memoria città"

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta mandata all’Amministrazione comunale di Campobasso dal saggista e studioso di storia Giovanni Mascia

Al Sindaco,
agli Assessori,
ai Consiglieri comunali tutti
del Comune di Campobasso

LETTERA APERTA

La notizia, appresa dagli organi di stampa, secondo cui la Giunta comunale avrebbe deliberato di intitolare il nuovo Auditorium “Città di Campobasso” a don Nicola Vitone da Sepino, suscita in molti cittadini – e in particolare tra i musicisti – una profonda amarezza, oltre che una sincera sorpresa.
Nessuno intende mettere in discussione il valore umano e religioso di don Vitone, né il suo
contributo alla musica, in particolare a quella sacra. Tuttavia, la decisione appare incomprensibile se rapportata alla storia culturale e musicale della città, che continua, ancora una volta, a non riconoscere adeguatamente i propri figli più illustri.
Campobasso ha dato i natali a musicisti di statura internazionale come Tito Mattei (Campobasso, 1839 – Londra, 1914) pianista e compositore affermatosi nell’Inghilterra vittoriana, autore di musica da salotto e operistica eseguita nei più importanti contesti europei, ed Erennio Gammieri (Campobasso, 1836 – Pietrogrado, 1916), che si affermò a San Pietroburgo, dove ricoprì l’incarico di Maestro concertatore presso il Teatro Imperiale, conquistando il pubblico colto della capitale russa con opere liriche di successo, oltre a numerose composizioni strumentali.
Gammieri fu addirittura onorato in vita a Campobasso con l’intitolazione del teatro cittadino. Eppure, proprio quel teatro fu successivamente ridenominato, prima alla regina Margherita e poi ai Savoia, cancellando di fatto un riconoscimento che, una tantum, la città aveva saputo attribuire con lungimiranza.
Fatto sta che ancora oggi, a distanza di oltre un secolo, Campobasso non ha dedicato nulla a Tito Mattei, né ha restituito piena dignità alla memoria di Gammieri, se non con l’intitolazione di una strada cittadina.
La scelta attuale, quindi, si inserisce in una lunga e discutibile tradizione: quella di trascurare le proprie eccellenze. Non si tratta di invocare un becero campanilismo, ma di affermare un principio elementare di giustizia culturale: valorizzare chi ha portato il nome della città anche oltre i confini nazionali.
Sorprende, inoltre, che nemmeno il precedente storico abbia suggerito maggiore prudenza. Negli anni Settanta, il Conservatorio cittadino fu intitolato al piemontese Lorenzo Perosi, anch’egli sacerdote e autore di musica sacra – come don Vitone. Con l’intitolazione dell’Auditorium si delinea così un quadro quanto meno singolare: le principali istituzioni musicali cittadine risultano dedicate a figure ecclesiastiche e alla musica sacra, come se in città non vi fosse spazio per i musicisti laici e per la musica non sacra, pure così autorevolmente rappresentata dai suoi figli più illustri.
Quella scelta appare oggi ancora più discutibile se confrontata con realtà vicine e analoghe: il Conservatorio di Foggia, ad esempio, è giustamente intitolato al foggiano Umberto Giordano. Non si tratta, purtroppo, di un episodio isolato. Già nell’Ottocento il Collegio Sannitico, massima istituzione culturale cittadina, fu intitolato a Mario Pagano, figura certamente illustre ma estranea al territorio, ignorando sia i martiri campobassani e molisani della stessa rivoluzione, sia il grande pensatore Vincenzo Cuoco, autore di un saggio fondamentale su quegli eventi.
Errore in cui non sono incorse altre realtà limitrofe che hanno saputo fare le scelte giuste: basti pensare all’Università di Chieti-Pescara, intitolata a Gabriele D’Annunzio, e non a figure pur prestigiose ma estranee al territorio.
È difficile comprendere come Campobasso continui, nei fatti, a non onorare le proprie glorie
cittadine. E nel caso di Tito Mattei ed Erennio Gammieri, come abbiamo visto, si tratta di glorie non solo locali, ma internazionali.
Per queste ragioni, si chiede con rispetto ma con fermezza che l’Amministrazione voglia
riconsiderare la decisione assunta, restituendo alla città un atto di giustizia storica e culturale che non è più rinviabile.
Campobasso merita di riconoscersi nei suoi figli migliori.

Con osservanza,
Giovanni Mascia

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