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lunedì, Marzo 30, 2026

“L’alba dei leoni” di Stefania Auci: la recensione di Marilena Ferrante

Evidenza“L’alba dei leoni” di Stefania Auci: la recensione di Marilena Ferrante

Stefania Auci torna a completare la trilogia dei Florio , con il libro “ L’alba dei Leoni” e con lei torna anche la sua scrittura magnetica.
Dopo il successo con “ I Leoni di Sicilia” (2019) , che narra la vicenda dei Florio fino all’Ottocento e “ L’inverno dei Leoni “ che accompagna la vita dei Florio fino agli anni ‘20 , torna a parlare della grande famiglia di imprenditori di origine calabrese, andando a scavarne le radici , la loro identità madre.
Le vicende , infatti , sono quelle legate alla storia degli antenati dei Florio che abbiamo conosciuto nei primi due libri, rivelandone l’origine attraverso la complessità di almeno due generazioni nel ‘700 italiano preunitario massacrato dalla povertà del Meridione e di quella terra , la Calabria, dove alla rudezza della vita si affiancava la forza e la temerarietà di un popolo non incline alla sottomissione.
La narrazione diventa così la storia familiare dei Florio, al centro delle vicende, ma è anche la storia collettiva, dove le vicende storiche e i drammi legano a doppio filo la capacità d’azione dei personaggi.
Un affresco della società del tempo in cui alla caratterizzazione dei personaggi , descritti nella loro più intima essenza, si intrecciano gli eventi di un’epoca in cui fenomeni come il brigantaggio mettono a ferro e fuoco il Sud d’Italia e dove i fenomeni naturali come il terremoto, rovesciano le esistenze umane soggiogando anche l’ultimo respiro di vita che si fa luce tra le crepe della demolizione materiale e psicologica.

Sullo sfondo delle vicende storiche si impone la forza e la determinazione del popolo e della famiglia Florio , attraversata dal tumulto dei fatti del tempo , ma anche da una capacità di risollevarsi attraverso il duro lavoro in una società in cui i soldi erano più dell’amore e del rispetto per le donne in modo particolare destinate ad essere mogli e madri , date in matrimonio perché solo quello era il loro destino.
Così da Vincenzo Florio fino ad arrivare al figlio Francesco, posseduto dalla istintiva autonomia , dalla ribellione verso la famiglia , rapito dai briganti ed egli stesso divenuto tale sulle montagne dell’Aspromonte , ai fratelli Paolo e Ignazio e le sorelle Mattia e Menica, tutti si muovono all’interno delle vicende , diventando loro stessi il motore della storia , il ceppo da cui discenderanno i Florio , i mercanti , i commercianti , gli uomini di successo.

La storia dei Florio , con questo libro , si completa e diventa documento , su cui tessere quello che saranno Ignazio e Paolo Florio quando arriveranno in Sicilia, a Palermo , per costruire il vasto impero economico tra il XIX e il XX che includerà le cantine Florio ( fondate nel 1833), la navigazione a vapore, le zolfare e la tonnara di Favignana.

All’autrice va riconosciuta la sua scrittura trascinante , capace , attraverso la narrazione, di fare luce nei meandri più bui dell’animo umano , con una sintesi raffinata nella caratterizzazione dei personaggi che vengono dipinti in un acquerello variegato di colori , come variegato , complicato e difficile da interpretare è l’animo umano.
La centralità della umanità , in questo , come nei libri precedenti , fa sì che le pagine possano diventare la cartina di tornasole dei drammi interiori di tutti , perché i sentimenti , le emozioni sono universali e non ancorabili ad una epoca o ad un confine geografico .

L’autrice
Stefania Auci è nata a Trapani, ma vive da tempo a Palermo, dove lavora come insegnante di sostegno. Con I Leoni di Sicilia, che ha avuto uno straordinario successo – più di cento settimane in classifica, pubblicato o in corso di traduzione in 42 Paesi –, ha narrato le vicende dei Florio fino alla metà dell’Ottocento, conquistando i lettori per la passione con cui ha saputo rivelare la contraddittoria, trascinante vitalità di questa famiglia. Una passione che attraversa anche L’inverno dei Leoni, seconda e conclusiva parte della saga, e che ci spalanca le porte del mito dei Florio, facendoci rivivere un’epoca, un mondo e un destino senza pari.

Marilena Ferrante

Nasce a Isernia, dove vive tuttora. Docente di Lettere presso la Scuola secondaria di primo grado “San Giovanni Bosco”, giornalista pubblicista e scrittrice.
Ha pubblicato quattro raccolte poetiche: “Quel che avrei potuto dirti” (2015), “Un passo dal cuore” (2016), entrambe per Volturnia Edizioni, “Gli occhi del silenzio“ (Bertoni Editore, 2021) e “Nuda memoria” (SetArt Edizioni, 2024). Ha scritto anche il romanzo “La neve di marzo” per L’Erudita di Giulio Perrone (2021).
Molti suoi scritti sono presenti in antologie letterarie quali “Vite che tremano” (Volturnia edizioni , 2016), “Cartoline dalla terra che forse esiste” (L’Erudita, 2018) e altre ancora.

 

 

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