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venerdì, Marzo 27, 2026

Zuchetazù, Mascia: “Su Inno Addolorata è tempo di chiarezza”

AttualitàZuchetazù, Mascia: "Su Inno Addolorata è tempo di chiarezza"

Riceviamo e pubblichiamo l’articolo del saggista e studioso di storia Giovanni Mascia in merito allo “Zuchetazù” a Campobasso

di Giovanni Mascia*

 

In occasione della solenne esecuzione dello Zuchetazù – l’Inno all’Addolorata (“O di Gerico beata”) che tradizionalmente conclude il Settenario nella Cattedrale di Campobasso, appuntamento identitario e profondamente sentito dalla comunità – si ritiene doveroso richiamare l’attenzione su una questione di rilevante valore storico e culturale.
Ancora oggi, infatti, musica e parole dell’inno vengono sistematicamente attribuite al musicista campobassano Michele De Nigris (1827–1912), al quale si fa risalire la composizione intorno al 1890. Tuttavia, documentazione emersa e resa pubblica dimostra come tale attribuzione sia quantomeno impropria.
Come evidenziato nell’articolo pubblicato su Primo Piano Molise del 22 marzo 2024 (vedi allegato), già nel 1845 – quasi mezzo secolo prima – i versi dell’inno risultano stampati e attribuiti al poeta Ambrosio (o Ambrogio) Pagani, con indicazione della musica composta da D. Filippo Mazzarotta, anch’egli campobassano e figura di rilievo cittadino. La musica originale di Mazzarotta, allo stato attuale, non è stata ancora rinvenuta.
Alla luce di tali evidenze, appare certo che De Nigris non sia autore dei versi e plausibile che non lo sia neppure della musica. Più verosimilmente, egli avrebbe avuto il merito – indiscutibile – di dirigere e tramandare l’esecuzione dell’inno nel corso dei decenni, analogamente a quanto avviene oggi con il maestro Antonio Colasurdo. Del resto, le cronache dell’epoca non lo indicano mai come autore dell’opera, se non in occasione della sua morte.
Questi elementi sono stati già ampiamente illustrati:
• nell’articolo sopra citato, portato anche all’attenzione degli esecutori dell’inno;
• in una conferenza pubblica nell’ambito delle Narrazioni periferiche, alla presenza dello stesso maestro Colasurdo e di musicisti suoi collaboratori;
• nel volume di Giovanni Mascia I canti del dolore rituale, Via Crucis, Zuchetazù e Teco Vorrei (2025), presentato con grande partecipazione di pubblico.
Tale volume, che propone una rilettura critica delle tradizioni musicali quaresimali campobassane, è stato condiviso e conosciuto anche da autorevoli protagonisti dell’attuale esecuzione e dalla stessa autorità ecclesiastica.
Alla luce di tutto ciò, desta sorpresa e amarezza il perdurare di un’attribuzione non supportata dalle fonti, riproposta ancora oggi senza alcuna cautela. Restituire la corretta paternità dell’inno – a Pagani per i versi e, con forte probabilità, a Mazzarotta per la musica – non significa sminuire la figura di De Nigris, ma ricondurla al suo giusto e importante ruolo di interprete e divulgatore.
Un atto di verità storica che non sottrae nulla alla tradizione, ma anzi la rafforza.

 

*Saggista e studioso di storia

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