Si è tenuta giovedì 26 marzo presso l’auditorium “Rita Fossaceca” della scuola secondaria di primo grado Nicola Scarano la seconda lezione speciale che ha coinvolto con grande interesse gli studenti delle classi terze della scuola secondaria di primo grado e le docenti di lettere che hanno coordinato il progetto Maria Fiorito e Rossella Marco. Primo protagonista del progetto, che rientra nella didattica BIO, è stato Antonio Mancinella, giornalista triventino che ha condiviso con i ragazzi la sua esperienza nel mondo dell’informazione, gestita con rispetto, sensibilità e competenza nei confronti dei protagonisti della quotidianità locale. Secondo ospite: Mario Antenucci: nato a Roccavivara (CB), funzionario dello Stato in quiescenza molto impegnato nel volontariato, prolifico scrittore di romanzi e raccolte di poesie per i quali ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, che ha raccontato, con intensità, la sua esperienza di convittore e istitutore nel collegio vescovile di Trivento, inaugurato e gestito da Don Bertrando Gianico. Proveniente anche lui da Roccavivara, autodidatta, profondo conoscitore della Divina Commedia che citava a memoria, il sacerdote aveva intuito la fondamentale importanza dell’istruzione superiore: unico motore in grado di cambiare le sorti di un territorio come quello della valle del Trigno. E’ stato, infatti, una figura fondamentale nell’evoluzione scolastica e culturale della città trignina, perché grazie a lui furono istituite a Trivento la scuola media e gli istituti superiori nonché i convitti maschile e femminile che consentirono ai giovani della zona (ragazzi che provenivano dal vicino Abruzzo, da Puglia, Campania e anche da più lontano) di modificare e trasformare la loro vita, con grande rispetto per i sacrifici di genitori e nonni, non continuando, però, le loro attività tradizionali, bensì orientando la loro esistenza verso altri orizzonti professionali più intellettuali.
I ragazzi hanno partecipato con curiosità, ponendo domande e mostrando interesse per la vita di altri tempi degli studenti nel loro paese. L’ospite con grande capacità narrativa, scevra da paternalismi, ha descritto quanto fosse faticoso studiare a quei tempi, quanto lui sia stato una guida anche per la sua famiglia e testimone dell’importanza del valore formativo della scuola superiore in un momento storico in cui nessuno poteva permettersi di studiare. Ha, inoltre, spiegato da dove parte la sua passione per la scrittura, ispirata da una certa idea di cultura classica nonché dall’amore per i propri luoghi di origine. Da padre e soprattutto da nonno contemporaneo ha richiamato l’importanza dei valori di cui la famiglia rimane depositaria e, solo dopo, può intervenire la scuola, costruttivamente, per contribuire alla crescita serena di un giovane. Interessantissima la sua riflessione sul fatto che la scuola non fosse obbligatoria diversamente da oggi. Era una scelta, un privilegio che implicava un grande sacrificio materiale per la famiglia d’origine del giovane, che studiava, e una grandissima fatica per quest’ultimo. La vita in convitto era scandita da orari precisi, c’erano poco cibo, regole stringenti e rispetto profondo per lo studio, gli istitutori, i sacerdoti, gli insegnanti e per Don Gianico che gestiva tutti gli aspetti della formazione e della permanenza in collegio. Si commuove Antenucci quando ricorda una punizione “epica” del sacerdote, perché non aveva imparato una poesia riportando una insufficienza, ma la pensa come un’importante occasione di crescita che lo ha portato nella vita, a rispettare in modo spontaneo le regole e ad imporsi un’autodisciplina fondamentale nella sua esistenza e, quando gli alunni di oggi gli chiedono come ha inciso la quotidianità in convitto sulla sua persona, non esita a rispondere anche parlando del rapporto con la fede, che lo porta a considerare la messa domenicale non un obbligo formale, bensì come una rassicurante necessità spirituale. Don Gianico sollecitava i suoi studenti a guardare in alto, a rivolgere il proprio sguardo verso il sole, con umiltà, quella che contraddistingue chi ha veramente inteso cosa è la cultura. L’invito di Antenucci ai ragazzi è: “Leggete, leggete, leggete!”
L’incontro si inserisce nel percorso educativo della scuola: “Lezione con ospite” orientato a conoscere la storia del territorio, di Trivento, in particolare, attraverso il racconto dei protagonisti, che a diverso titolo, sono profondi conoscitori della storia, della cultura e delle tradizioni del paese. Un’esperienza umana significativa, volta ad avvicinare gli studenti alla storia del proprio paese, tanto importante per lo sviluppo della cultura. Le conclusioni sono state affidate alla Dirigente Cimmino che ha ringraziato il sig. Antenucci e sottolineando che l’incontro di oggi è, a pieno titolo, preludio del convegno che si terrà ad aprile proprio dedicato alla figura di Don Gianico le cui scelte “rivoluzionarie”, dal punto di vista educativo, lo avvicinano a Don Lorenzo Milani. Sembrerebbero discorsi cristallizzati in un tempo lontano, ma il pensiero di questi uomini è universale e attualissimo. È indubbio che le nuove tecnologie siano un mezzo che i giovani nativi digitali sanno padroneggiare anche meglio degli adulti, ma devono rimanere uno strumento senza il rischio della dipendenza. L’auspicio della Preside è quello di continuare questo cammino virtuoso di collaborazione attiva fra la scuola, gli enti locali, le associazioni di volontariato e tutti i testimoni, cultori delle tradizioni e conoscitori del territorio, con la precipua finalità di trasmettere conoscenze alle giovani generazioni che, consapevoli del valore del loro passato, saranno costruttori creativi di un futuro migliore



