L’ultimo libro “ Le Sibille” di Vincenza Alfano , risulta essere , sin da subito , una fotografia speciale delle dinamiche esistenziali che ruotano intorno al rapporto madre figlia , con un occhio privilegiato che è proprio della ricerca forsennata di affermazione dell’ideale “artistico” di scrittura che si mescola alla vita reale , vissuta nella dimensione degli affetti e nella spartizione del dolore impresso nelle relazioni e nelle dinamiche familiari.

Una correlazione tra due storie familiari incolla il lettore alle pagine inducendolo ad immedesimarsi e ricercare gli elementi che possano trovare un collante , una analogia prospettica sui singoli personaggi o meglio sulle coppie dei personaggi .
Costanza ed Emma da una parte e Sibilla Aleramo con la sua storia da un’altra.
Costanza esattamente come Sibilla aspira ad avere una vita scevra da condizionamenti e legami familiari inondata dal flusso magnetico della scrittura, trova pace solo nell’inchiostro della sua penna, disfacendosi del suo ruolo di moglie rassegnata e cercando il mistero della vita , tanto amata quanto odiata, nella scrittura e nella ricerca di un amore che risulta sempre vanesio e poco concreto . Lo specchio della sua esistenza tormentata è la figlia Emma, divoratrice di libri, che assolve al ruolo di figlia nella sua purezza di sentimenti , ma che si distacca dall’atteggiamento della madre e ricerca , invece, quel padre fuggito nelle sue relazioni e nella realizzazione di una vita conforme alla stabilità emotiva e familiare.
L’intreccio con la storia di Sibilla Aleramo, che sembra quasi un artificio letterario , nella costruzione del romanzo, con il ritrovamento da parte di Emma di un libro della grande scrittrice , risulta essere il tassello fondamentale dell’intera narrazione.
Sibilla , con la sua sete di vita , la sua inquietudine esistenziale , il suo vagare da un luogo all’altro , da un uomo all’altro , per ritrovare poi solo nella scrittura , in quel fuoco sacro, l’approdo sicuro insieme all’amore , a quel bisogno di amore che la trascina in storie che hanno sempre lo stesso epilogo doloroso, ma lei continua perché solo così riesce a mordere la vita , a renderla sopportabile .
Costanza percorre la stessa strada.
“ Via Margutta 42. Adesso Costanza vive qui. Non lo se ci è capitata per caso ma è la prima cosa che mi dice a telefono.
Dieci anni fa , quando si è risvegliata dal coma, dopo il tentato suicidio, ha provato a rientrare nella sua vita di sempre ma non ce l’ha fatta. Lei è partita con un bel sorriso e una valigia mezza vuota. Per la prima volta convinta di andare via davvero. Per me ogni tanto una lettera e un pensiero costante . Il nostro consueto scambi di libri anche a distanza. Io per lei , come Walter per Sibilla. Volutamente lontani, Senza rancore, Senza ricatti. Senza pesi né inutili angosce”
L’autrice , come una regista , ha spaziato , attraverso continui flashback , in un tempo dilatato dalla sofferenza e dalla gravità della vita , dalla morbosità accompagnata dalla eccezionalità , riportando il “ focus” sulla condizione della donna nel corso del tempo , destrutturata nella sua capacità di affermazione di sé al di là dei ruoli imposti dalla società.
Un libro che induce alla riflessione attraverso un viaggio meraviglioso nel mondo delle emozioni , dei sentimenti che non sono “costrizione” , ma spontaneo flusso della vita.
Una scrittura lucida con continui rimandi non solo storici assimilabili alle trasformazioni sociali e culturali del tempo , ma soprattutto al mondo occulto delle relazioni che si trasformano e ci trasformano nel complesso paradigma della necessità di vivere e districarsi nella rete dei moti d’animo.
L’autrice
VINCENZA ALFANO, napoletana, è scrittrice, giornalista, docente di italiano e latino.
Collabora con la pagina culturale del «Corriere del Mezzogiorno», dove scrive di libri e di eventi culturali con interviste ad autori e personaggi di rilievo.
Si occupa di consulenza editoriale e scouting letterario e ha fondato e conduce l’Officina delle
parole, laboratorio di scrittura creativa presso la libreria IoCiSto.
Dal suo romanzo Perché ti ho perduto (Giulio Perrone Editore 2021) è stato tratto il film per la tv Folle
d’amore, prodotto da Rai Fiction e Jean Vigo per la regia di Roberto Faenza.
Con Solferino ha pubblicato La guerra non torna di notte (2023).
Marilena Ferrante

Nasce a Isernia, dove vive tuttora. Docente di Lettere presso la Scuola secondaria di primo grado “San Giovanni Bosco”, giornalista pubblicista e scrittrice.
Ha pubblicato quattro raccolte poetiche: “Quel che avrei potuto dirti” (2015), “Un passo dal cuore” (2016), entrambe per Volturnia Edizioni, “Gli occhi del silenzio“ (Bertoni Editore, 2021) e “Nuda memoria” (SetArt Edizioni, 2024). Ha scritto anche il romanzo “La neve di marzo” per L’Erudita di Giulio Perrone (2021).
Molti suoi scritti sono presenti in antologie letterarie quali “Vite che tremano” (Volturnia edizioni , 2016), “Cartoline dalla terra che forse esiste” (L’Erudita, 2018) e altre ancora.



