Trent’anni di carcere confermati in Appello per i due responsabili dell’omicidio di Sonia Di Pinto, 46enne di Petacciato uccisa nel ristorante di Kirchberg dove lavorava. Quella che doveva essere una rapina si trasformò in un’aggressione brutale: colpita ripetutamente e strangolata, il suo corpo venne nascosto nel seminterrato mentre i due fuggivano con poche migliaia di euro.
In primo grado la condanna era già di 30 anni per omicidio volontario aggravato dalla rapina, una pena che la famiglia ha sempre giudicato insufficiente. Nei mesi scorsi, davanti ai giudici, la madre Antonietta, sottolineando che «gli assassini non meritano sconti» e che servirebbe l’ergastolo, ha ribadito il dolore per una giustizia che non può restituire la vita strappata alla figlia.
L’Appello ha confermato la responsabilità dei due imputati e la gravità dell’azione, definita estrema e sproporzionata. Per la comunità di Petacciato e per chi conosceva Sonia resta viva una ferita profonda, mentre la sentenza segna solo un passo nel lungo percorso di elaborazione del dolore.



