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giovedì, Marzo 12, 2026

Aggressioni a medici e infermieri: i pronto soccorso restano i più esposti

CampobassoAggressioni a medici e infermieri: i pronto soccorso restano i più esposti


Una scena, quella ripresa nel Pronto soccorso del Cardarelli di Campobasso, che nel 2025 si è ripetuta una ventina di volte. Un numero di casi inferiore rispetto all’anno precedente, ma le aggressioni al personale sanitario, più di 18mila segnalate in un anno in Italia, restano un fenomeno che va controllato e risolto.
Gli aggressori sono per lo più i pazienti, seguiti da familiari e accompagnatori e si conferma che in netta prevalenza si tratta di aggressioni verbali, sette volte su dieci, rispetto a quelle fisiche che costituiscono il 25 % dei casi.
Ad essere maggiormente colpite le donne. La violenza, fisica o verbale, riguarda principalmente gli infermieri, in più della metà dei casi, seguito da medici e dagli operatori socio-sanitari.
Meno colpite altre categorie professionali, come dipendenti non sanitari e operatori nei front office, vigilanti e soccorritori.
Le aggressioni avvengono soprattutto in ambito ospedaliero, con il pronto soccorso, i servizi psichiatrici di diagnosi e cura e le aree di degenza come luoghi più critici. Rispetto all’anno scorso restano stabili le segnalazioni negli istituti penitenziari
“Va specificato – hanno spiegato dal ministero della Salute – che un risultato più elevato è probabilmente indice di una cultura della segnalazione più diffusa piuttosto che di un numero di aggressioni più alto”.
Le campagne di sensibilizzazione che vediamo in questi giorni sono giuste e necessarie, ma dobbiamo riconoscere che la violenza nei Pronto Soccorso è spesso il sintomo di un problema più profondo”, ha dichiarato Alessandro Riccardi, presidente della Società italiana medicina di emergenza-urgenza sottolineando come i professionisti dell’emergenza lavorino “in strutture sotto pressione, con carenza di personale, spazi spesso inadeguati e un carico di lavoro crescente”.
Per questo “servono interventi strutturali che rendano sostenibile il lavoro nei pronto soccorso con investimenti – ha concluso Riccardi – nelle risorse umane, nella formazione, negli spazi e nei percorsi di assistenza”.

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