La svolta potrebbe arrivare dai motori FireFly, propulsori sviluppati in Italia e già prodotti nello stabilimento di Termoli.
L’inversione di marcia che Stellantis ha impresso alla produzione e alla scelta originaria dell’elettrico rimette in discussione il futuro dei lavoratori molisani che ora, almeno una parte, rivedono la luce in fondo al tunnel.
Stellantis, infatti, sta accelerando la diffusione dei motori FireFly, dopo i problemi segnalati negli ultimi anni dai propulsori gemelli prodotti per la Peugeot e punta decisamente sulle versioni 1000 e 1500 con potenze tra 70 e 160 cavalli.
Motori peraltro già utilizzati su alcuni modelli Fiat e Jeep e che e rappresentano una delle basi tecniche su cui il gruppo sta costruendo l’evoluzione dei motori termici di nuova generazione.
La decisione del gruppo è scaturita dall’ultima riunione avvenuta a Roma, nella quale si è anche parlato di un investimento di poco superiore ai 40milioni di euro per il nuovo cambio destinato all’ibrido.
La produzione dovrebbe partire entro il 15 settembre e prevede, a pieno regime, l’impiego di 288 addetti.
Una scelta che da un lato assicura la continuità della produzione nello stabilimento di Pantano Basso, ma dall’altro lascia dietro ai cancelli 400 esuberi, dei 1780 lavoratori in organico. 180 saranno trasferiti in altre fabbriche del gruppo.
Per i sindacati l’arrivo del cambio e l’evoluzione del motore GSE garantiscono nell’immediato la tenuta dello stabilimento di Termoli. Ma il futuro resta ancora legato a nuove assegnazioni produttive.
Mentre per la Gigafactory, ormai tramontata, le sigle sindacali chiedono il riassorbimento degli addetti avvenga negli stabilimenti di provenienza.



