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martedì, Marzo 10, 2026

CISL Molise: sicurezza sul lavoro dal Molise alla Camera dei Deputati

AttualitàCISL Molise: sicurezza sul lavoro dal Molise alla Camera dei Deputati

In Molise, come nel resto d’Italia, la sicurezza sul lavoro continua a essere una ferita aperta. Una ferita che non si rimargina, che torna a sanguinare a ogni incidente, a ogni famiglia che si ritrova improvvisamente senza un padre, un figlio, un collega. È in questo scenario che la CISL Molise decide di alzare il tono, di rompere il silenzio, di trasformare

un’analisi tecnica in un atto politico.

Al centro della denuncia ci sono le osservazioni del dr. Ferdinando Manna, componente del Comitato Regionale Molise ai sensi del D.Lgs 81/08 per la CISL Abruzzo-Molise.

Un lavoro minuzioso, costruito su anni di esperienza e di confronto con le istituzioni. Un lavoro che, per la sua forza, ha superato i confini regionali: una sintesi è stata letta alla Camera dei Deputati dall’Avv. Stefano Margiotta, Consulente giuridico della Commissione parlamentare di inchiesta sugli infortuni sul lavoro, durante il Convegno del 25 febbraio.

Un fatto che, da solo, racconta la portata del problema: ciò che accade in Molise non è un caso isolato, ma un tassello di un mosaico nazionale che non regge più.

Le osservazioni di Manna non sono un documento tecnico come tanti. Sono una radiografia impietosa di un sistema che, secondo la CISL, “non coordina, non controlla, non comunica”.

Il Comitato ex art. 5, che dovrebbe essere la cabina di regia nazionale, e i Comitati Regionali ex art. 7, che dovrebbero garantire continuità e omogeneità, spesso non riescono a svolgere pienamente il loro ruolo.

Non possiamo più accettare un Paese che si indigna per tre giorni e poi torna al silenzio” afferma Antonio D’Alessandro, coordinatore AST CISL Molise. “Le analisi del dr. Manna sono chiare: il sistema non garantisce uniformità, coordinamento e continuità. E quando il sistema non funziona, a pagare sono i lavoratori, spesso con la vita.”

Le parole arrivano dopo settimane di confronto interno, ma anche dopo l’ennesima sequenza di incidenti che ha riportato il tema al centro del dibattito nazionale.

Il Molise, con la sua dimensione ridotta e la sua rete produttiva frammentata, diventa un osservatorio privilegiato. Qui, più che altrove, si vede quanto la sicurezza dipenda dalla capacità delle istituzioni di lavorare insieme.

La sicurezza non può dipendere dal codice di avviamento postale” insiste D’Alessandro. “Non è accettabile che in Italia la tutela dei lavoratori cambi da Regione a Regione. Serve un sistema nazionale che funzioni davvero, con responsabilità chiare e verifiche periodiche.”

Le criticità non riguardano solo la vigilanza, ma anche la trasparenza: verbali non pubblicati, riunioni irregolari, piani di prevenzione che non vengono monitorati.

La CISL Molise rilancia le proposte di Manna, definite “attuabili e necessarie”. Non nuove, non rivoluzionarie, ma semplicemente mai applicate:

Atti di Indirizzo e Coordinamento emanati ogni anno.

Via Ziccardi, 10 – 86100 Campobasso

Tel. 0874 438420 – 478727 –(Fax) 478739

Sito web www.cislabruzzomolise.it

Verifiche ministeriali sull’attuazione nelle Regioni.

Pubblicazione integrale dei verbali dei Comitati.

Monitoraggio dei Piani di Prevenzione in edilizia e agricoltura.

Rafforzamento delle strutture regionali dedicate ai Comitati.

Utilizzo uniforme dei proventi delle sanzioni per finanziare prevenzione e assunzioni.

Piena operatività degli Uffici Operativi e degli Organismi Provinciali.

Non stiamo chiedendo l’impossibile” ribadisce D’Alessandro. “Sono misure già previste dalla

legge. Il problema non è inventarle: è farle rispettare.”

Sul tavolo c’è anche la nuova Strategia Nazionale Salute e Sicurezza 2026–2030, ora all’esame della Conferenza Stato-Regioni.

Un documento che potrebbe segnare una svolta, ma che rischia di restare lettera morta.

Questo è il testo integrale del rapporto del dr. Ferdinando Manna, componente del Comitato Regionale Molise per la CISL Abruzzo-Molise:

Negli ultimi tempi, sempre con le stesse modalità e con i soliti commenti le Autorità Politico-Istituzionali e Parti Sociali sono intervenute sul tema degli incidenti mortali sul lavoro . Se ne parla per qualche giorno, ognuno propone,con argomentazioni ritenute ineccepibili, la propria soluzione, poi tutto torna come prima. Articoli e considerazioni analoghe si sono riscontrati nei commenti all’indomani della tragedia sul cantiere della Esselunga di Firenze con la morte di cinque operai nel febbraio del 2024, con commenti sui maggiori quotidiani( Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa) del Dr.Bruno Giordano ex Direttore dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, compreso un importante dossier di Luca Monticelli sul quotidiano La Stampa dedicato al tema dei controlli. Sempre Giordano, in occasione della tragedia di Brandizzo con la morte di altri 5 operai investiti da un treno, su Repubblica il 31 gennaio 2024, lamentava la mancanza di coraggio da parte delle Autorità competenti ad affrontare il tema della vigilanza nelle ferrovie dove la sicurezza dovrebbe essere presidiata dall’Agenzia Nazionale per la sicurezza ferroviaria e stradale, con pochissimi Ispettori in Italia e enormi competenze, dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro, dalle Asl, dalla polizia ferroviaria e dai servizi interni delle ferrovie statali. In aggiunta alle osservazioni del Dr.Giordano venivano individuate quali cause di questi incidenti mortali il ricorso al lavoro nero o grigio, la liberalizzazione dei subappalti e la carenza di controlli. Altre disfunzionalità riscontrate possono essere approfondite nel dettaglio consultando la ricerca dell’Università di Urbino pubblicata sulla rivista giuridica Olympus nel mese di giugno 2018. La citata ricerca metteva in luce alcune criticità nell’azione del Comitato art.5 e dei Comitati regionali previsti dall’articolo 7 del D.lgs n.81/08.

Quali soluzioni, dunque, per rimediare alle carenze di indirizzo, coordinamento e verifica centrali, che condizionano il permanere di disuguaglianze e di disomogeneità nelle varie realtà regionali?

Le OO.SS con il Documento di Marghera individuavano obiettivi e priorità di un percorso per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro” indicando passi,tappe e azioni da realizzare a livello nazionale e locale,con riferimento particolare alla sicurezza dei lavoratori del Polo industriale di Porto Marghera.Sempre le OO.SS sono intervenute di recente con le allegate note sulle problematiche relative alla rimozione dell’amianto e alle modifiche introdotte dalla Legge 215/21 sulla formazione delle figure della prevenzione. Non solo le Parti Sociali,ma anche il Parlamento nella legislatura terminata nel 2012, ha affrontato il problema con la Commissione Parlamentare presieduta dal Sen.Oreste Tofani, né sono mancati interventi in tal senso,come quello della Commissione Consultiva permanente con l’approvazione delle” Proposte per una Strategia Nazionale di prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali” del 29 maggio 2013. Fondamentale altresì appare il ruolo degli Enti richiamati nel Sistema Istituzionale del Capo II del D.lgs n.81/08 ed in particolare, in ordine gerarchico, quelli previsti dagli artt.5 e 7. Sarebbe certamente da potenziare il ruolo di cabina di regia del Comitato art. 5, che potrebbe costituire lo strumento condiviso di garanzia dell’effettivo perseguimento degli obiettivi individuati dal sistema Stato-Regioni e assumere anche un ruolo di coordinamento e collaborazione con l’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

Il Comitato, provvede,in base a quanto previsto dall’art.5-comma 3-del D.Lgs n.81/08 alla definizione delle linee comuni delle politiche nazionali in materia di salute e sicurezza sul lavoro con gli “Atti di indirizzo e coordinamento” per la consequenziale attività dei C.R. L’art. 5 evidenzia la fondamentale importanza di questo Comitato, che ormai da tempo è stato definito “cabina di regia” condivisa del sistema nazionale della prevenzione nei luoghi di lavoro, per la realizzazione di un sistema pubblico di prevenzione nei luoghi di lavoro diffuso ed omogeneo in tutto il Paese, basato su un livello nazionale di indirizzo, politico e tecnico-scientifico. Con l’istituzione dell’I.N.L,tra l’altro, le difficoltà di coordinamento si sono amplificate o quanto meno rimane la storica logica di separazione tra le due entità. A fronte delle difficoltà riscontrate nell’azione del Comitato venivano proposti alcuni semplici provvedimenti,come sinteticamente appresso indicati, aggiornati con le recenti iniziative avviate a livello parlamentare e ministeriale:

a – annuale emanazione degli Atti di Indirizzo e Coordinamento;

b – verifica da parte del Ministero della Salute sull’attuazione,in sede regionale, dei citati Atti di Indirizzo emanati dal Comitato, ai sensi dell’art.5 –comma 3 –lettere a-b-c-d-e-f;

c -pubblicazione periodica dei verbali delle riunioni del Comitato sul sito del Ministero della Salute e del Lavoro e contestuale trasmissione degli stessi alle OO.SS maggiormente rappresentative sul piano nazionale,alle Regioni e ai Presidenti dei Comitati Regionali di Coordinamento;

d- verifica in sede regionale dell’attuazione dei Piani di Prevenzione in Edilizia e Agricoltura nell’ambito dei Piani Nazionali della Prevenzione;

e-relazioni trimestrali sui suddetti adempimenti,compreso anche l’Accordo in Conferenza Stato-Regioni del 27/07/2022 con particolare riguardo al contenuto dell’Allegato 1 del provvedimento (Indicazioni operative per l’attività di controllo e vigilanza ai sensi dell’art.13 del D.lgs n.81/08, come modificato della Legge 215/2021;

f- implementazione del sito del Ministero della Salute con argomenti riguardanti anche la sicurezza sul lavoro;

g-trasmissione periodica delle risultanze di tali adempimenti alle OO.SS ;

Il secondo pilastro del Sistema Istituzionale, i C.R pensati dall’art. 7 come strumenti di pianificazione strategica condivisa e di coordinamento tra la complessità di enti competenti e tra questi e le parti sociali, non garantiscono tuttora in modo diffuso ed omogeneo gli obiettivi attesi, a partire dalla partecipazione delle organizzazioni dei lavoratori e, in generale, delle Parti Sociali. Il ruolo e le potenzialità di questi organismi hanno richiamato negli ultimi anni l’attenzione degli studiosi della materia, in primis il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Urbino con il convegno del marzo 2015, dedicato totalmente ai Comitati Regionali che non hanno dato risposte esaurienti al fondamentale obiettivo di uniformare l’azione di vigilanza su tutto il territorio nazionale.

A conferma di quanto appena evidenziato si registravano :

a – mancato rispetto dei termini di convocazione delle riunioni trimestrali dei C.R previsto dall’art.1-comma 4- del D.P.CM del 21/12/2007 attualmente ridotte a due dall’art.7 della Legge 215/2021;

b – ritardi nell’invio delle relazioni previste dall’art.2-comma 4- del D.P.C.M del 2007 ai competenti Ministeri del Lavoro e della Salute e assenza di esame e riscontro delle rendicontazioni da parte dei suddetti Ministeri;

c- lungaggini burocratiche per la ricostituzione dei C.R e carenza di personale assegnato a tempo pieno per l’attività dei C.R ;

d- assenza di adeguate iniziative per l’integrazione degli archivi informatici da parte dei C.R ai sensi dell’art.3 –commi 1-2 del D.P.DM del 2007;

e- mancato esercizio dei poteri sostitutivi da parte dei Ministeri competenti previsti dall’art.4 del citato d.p.c.m in caso di mancata costituzione dei C.R o di reiterata mancata convocazione degli stessi nei termini previsti;

In relazione alle difficoltà indicate, per migliorare la funzionalità degli stessi C.R. nella riunione del Comitato art.5 del 24/01/2013 dallo scrivente, in qualità di rappresentante della Regione Molise in seno al Comitato,venivano proposti alcuni provvedimenti sinteticamente elencati,inviati via e-mail nel marzo 2013 all’attenzione del Comitato, come da allegato verbale del Comitato;

a – definizione di apposita nuova modulistica, unificando le varie schede finora utilizzate (schede coreco,schema di rendicontazione- questionario delle attività svolte,inserimento tabelle sull’utilizzo dei fondi ex d.lgs n.758/94 e art.13 del D.lgs n.81/08;

b – indicazione dei termini di invio dei dati previsti dall’art.2- comma 4 -del D.p.c.m del 2007 e successivo esame e utilizzo degli stessi da parte dei Ministeri competenti,con conseguente trasmissione, da parte della Presidenza del C.R dei suddetti dati, alle OO.SS rappresentate nel C.R ;

c – indicazione di eventuali risorse su appositi capitoli regionali del Bilancio regionale da destinare al funzionamento dei C.R, con parziale affidamento agli stessi dei proventi previsti dal D.Lgs n.758/94, come richiamati dall’art.13-comma 6-del D.lgs n.81/08, attualmente gestiti in modo non uniforme nelle varie realtà regionali;

d- l’inserimento in una nuova versione del D.p.c.m più volte citato dell’obbligo posto in capo alle Regioni di definire/ rafforzare nuove strutture organizzative per il funzionamento dei Comitati Regionali a seguito delle importanti numerose attribuzioni ad essi conferite sia dagli Atti di Indirizzo e Coordinamento emanati dal Comitato art.5, sia dai Piani Nazionali della Prevenzione (con successivi risvolti per i Piani Regionali della Prevenzione), nonché dal Sinp e dalla Strategia Nazionale di Prevenzione ;

e- assicurare la piena operatività degli Uffici Operativi e Organismi Provinciali;

f- garantire l’effettiva attuazione di quanto previsto dall’art.1-comma 5 –del D.p.c.m in tema di utilizzo delle risorse finanziarie, umane e strumentali;

g–acquisizione delle relazioni annuali sull’attività svolta dagli Organismi Paritetici ai sensi dell’art.51 –comma 7- del D.L gs n.81/08;

h-assegnazione a tempo pieno di personale per l’attività dei Comitati;

i-pubblicazione periodica sul sito della Regione dei verbali delle riunioni del C-R e trasmissione degli stessi alle OO.SS maggiormente rappresentative alivello regionale;

l- utilizzare i proventi di cui al D.lgs 758/94 e quelli previsti dall’art.13-comma 6–del Decreto 81/08 , come modificato dalla Legge 215/21( L’importo delle somme che le Asl e l’I.N.L ,in qualità di quali organi di vigilanza, ammettono a pagare in sede amministrativa, ai sensi dell’art.21-comma 2- primo periodo, del D.Lgs n.758/94 integra rispettivamente l’apposito capitolo regionale e il Bilancio dell’I.N.L per finanziare l’attività di prevenzione sui luoghi di lavoro svolta dai Dipartimenti di Prevenzione delle Asl e dagli Ispettorati Territoriali del Lavoro) comprese le assunzioni, da parte delle Asl, di Tecnici della Prevenzione a tempo determinato o indeterminato.

La Strategia Nazionale in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro 2026-2030, approvata dal Comitato art. 5 nello scorso dicembre e attualmente all’esame della Conferenza Stato-Regioni, parte dalle indicazioni del “ Quadro strategico dell’UE in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro 2021-2027” negli Assi Strategici 2 ( Rafforzare e incrementare la resilienza del Sistema Istituzionale ) e 3( Potenziare l’efficacia delle tutele)con l’indicazione di specifici obbiettivi e relative azioni consequenziali. Nell’Asse strategico 2-Obbiettivo 2.1, viene auspicata l’operatività del Sinp( Sistema informativo Nazionale per la Prevenzione) per il miglioramento della conoscenza dei fenomeni di salute e sicurezza legati all’attività lavorative , con le azioni indicate dalle lettere a-b-c-d-e-f. L’obbiettivo 2.2 dello stesso Asse Strategico-Coordinamento delle attività di vigilanza- alle lettere a-b-c richiede la collaborazione per il corretto funzionamento dei meccanismi di governance tra il Comitato art.5 e i C. R, la sinergia tra i diversi Organi di Vigilanza e il monitoraggio del grado di coordinamento della vigilanza tra Asl e le articolazioni territoriali dell’I.n.l.Pur non facendo parte del Sistema Istituzionale della Prevenzione,va ricordata la preziosa attività del Coordinamento Tecnico Interregionale della Prevenzione, che attraverso gruppi di lavoro tecnici, ha attivato numerose, importanti e positive esperienze con la realizzazione di piani di prevenzione nazionali. La definitiva approvazione della Strategia e la consequenziale presa in carico della stessa da parte delle Regioni, Asl e I.N.L , con l’auspicabile rinnovato e rafforzato ruolo del Comitato art.5 e dei C.R, anche con i suggerimenti indicati in precedenza, potrebbero costituire l’avvio effettivo di una politica efficace e omogenea su tutto il territorio nazionale di prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali.

Questa Strategia può essere l’inizio di un cambiamento vero” spiega D’Alessandro. “Ma solo se Regioni, ASL e INL la applicheranno davvero. Non servono nuovi annunci: servono responsabilità, controlli e trasparenza.”

La CISL Molise non si limita alla denuncia. Offre collaborazione, chiede tavoli, propone soluzioni. Ma pretende risposte.

La sicurezza è un diritto sacro” conclude D’Alessandro. “Ogni morte sul lavoro è una sconfitta dello Stato, delle imprese e della società. Il Molise farà la sua parte, ma ora serve una risposta nazionale forte, continua e misurabile. Non possiamo più permettere che la prevenzione sia un terreno di buone intenzioni e scarsa attuazione.

Il reportage si chiude dove è iniziato: con la consapevolezza che la sicurezza non è un tema tecnico, ma una questione di civiltà. E che, questa volta, il Molise ha deciso di non restare in silenzio.”

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