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venerdì, Marzo 6, 2026

Molise, per il sindacato FMT passi indietro in formazione medicina generale

AttualitàMolise, per il sindacato FMT passi indietro in formazione medicina generale

Società Italiana di TelemedicinaPreoccupazione e critiche sia sul piano nazionale che su quello regionale per la riorganizzazione della medicina generale da parte di Federazione dei Medici Territoriali-FMT. Lo sottolinea Ernesto La Vecchia, segretario regionale di FMT, facendo riferimento sia alle criticità del sistema di formazione specifica per i giovani e futuri medici di medicina in Molise, sia per la proposta di legge (pdl), primo firmatario Stefano Benigni (Forza Italia), che intende modificare “l’ attività, lo stato giuridico e il trattamento dei medici di medicina generale”, ora all’esame della Commissione Affari Sociali della Camera:
“I medici ‘scappano’ da questa professione – attacca La Vecchia – e purtroppo si va nella direzione sbagliata a livello regionale e nazionale: serve innanzitutto una riforma che parta dal processo formativo, con una equiparazione con tutte le altre specializzazioni, in linea con il resto d’Europa, ma assistiamo anche in Molise a decisioni in questo ambito che puntano allo status quo, invece di affidare un settore strategico a professionisti di provata esperienza, si improvvisa. Una formazione di qualità può dare un futuro alla medicina generale, così invece si perdono occasioni e si punta alle logiche spartitorie del passato”.
“Ma andiamo alla situazione politica generale – continua il segretario regionale FMT – come abbiamo già denunciato a livello nazionale i politici, almeno alcuni, continuano a pensare, anche a causa di alcune scandalose e approssimative campagne di stampa, che i medici tengano aperti gli ambulatori solo 15 ore a settimana, ma è totalmente falso: l’indice oggettivo dell’ impegno di un medico di famiglia supera abbondantemente le 40 ore settimanali, non si capisce quindi come dovrebbero trovare il tempo per fare altro. Questo progetto di legge all’esame del Parlamento invece di risolvere questo problema lo acuisce, anche perché non tiene conto delle peculiarità dello status dei medici di medicina generale, che non sono dipendenti e che non possono diventare surrettiziamente dei subordinati senza alcuna tutela, senza diritti. Basterebbe puntare al modello della specialistica ambulatoriale, come diciamo da anni, invece di fare pasticci. La nostra proposta è semplice, sul piano professionale: reale tutela delle malattie, ristoro psicofisico, ferie, politiche di conciliazione e valorizzazione del ruolo delle donne medico, intervneti sul compenso e gli incentivi anche a causa della caduta dei redditi per l’inflazione e le politiche fiscali. E poi, chiaramente, si deve riorganizzare la sanità territoriale partendo dalle persone, dalla domanda di salute, dal rapporto fiduciario e dalla capillarità degli ambulatori per riorganizzare il territorio e non da formule vuote. Solo così si potrà ridefinire in modo virtuoso anche il rapporto orario del medico di famiglia. O facciamo un cambio di rotta, o saremo al capolinea e non ci saranno più medici disponibili a occuparsi di medicina generale e di famiglia”.

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