Mi sia consentito precisare subito che si tratta di un “corpo santo”, come tanti altri anonimo, a cui fu imposto il nome di “Donato”, appena dopo l’estrazione dal cimitero romano di Priscilla sulla Via Salaria.
Il desiderio di possedere un “corpo santo” da parte di quei centri che ne erano privi, indusse la Santa Sede a concedere loro, in passato, attraverso pratiche da istruire presso il Vicariato di Roma, le spoglie mortali di uno dei martiri custoditi nelle catacombe romane di cui si ignorava tutto, persino il nome. Ai resti di tali anonimi eroi della fede (a volte, purtroppo, confusi anche con quelli di semplici fedeli) veniva assegnato un nome legato, in qualche modo, a un valore cristiano.
Nel caso del Martire “San Donato” venerato a Civitacampomarano, furono presentate a Roma due istanze una delle quali, datata primo febbraio 1752, è del seguente tenore: “Pasquale Mirelli de’ Principi di Teora, Duca di Civitacampomarano […] unitamente al Clero e Popolo di detta Terra, devotamente supplicano V. E. (il Cardinale Antonio Guadagni) della Grazia di un Corpo di un glorioso S. Martire per vestirsi e collocarsi in ricca urna e trasportarsi in detta Terra […]”.
Sull’arrivo del sacro deposito nel centro noto per aver dato i natali a Vincenzo Cuoco e Gabriele Pepe, è presente nell’Archivio Storico Diocesano di Termoli-Larino, la cui unica sede è posta in Larino, anche un interessante e corposo documento redatto, il 18 febbraio del 1752, dal Notaio Leone De Leo di Lucito, assistito dal “Giudice a Contratti” Marco Tozzi di Civitacampomarano.
Nella parte iniziale del rogito è scritto: “a richiesta di Don Fabio De Marinis, Arciprete dell’insigne Collegiata […] di S. Giorgio […] di Civita, e dagli altri […] Ecclesiastici d’essa, come pure da Don Vito Pepe […], Don Pascale Maria Mirelli Carafa, Duca di Sant’Andrea, ed utile Padrone di questa Terra, ci siamo conferiti nel largo avanti la Chiesa suddetta, ove abbiamo ritrovati” anche gli ecclesiastici dell’altra Chiesa di Santa Maria Maggiore, con l’intera popolazione.
Nell’atto, comprensivo “del Testimoniale ed autentica dell’Eminentissimo Sig. Cardinale Vicario” (Antonio Guadagni), si rileva che il “Corpo Santo”, estratto dal cimitero romano di Priscilla, fu affidato alla delegazione di Civitacampomarano recatasi per l’occasione nell’Urbe, il 7 febbraio precedente. Giunta l’ora tanto attesa, i civitesi ebbero cura di “racchiudere, con tutta pompa ed ornamenti il Sacro Corpo in Urna ricchissima e ben guarnita […] preparata con finissimi cristalli […]”. Sistemata l’urna sigillata “in una cassa di legno, e disposto il tutto con cautela […], partirono da Roma nel dì 9 di questo mese di febbraio per far ritorno e portare in questa Chiesa un tanto bramato tesoro, e per istrada, sebbene disastrosa pel tempo incostante di piogge e neve, furono caritativamente in ogni Città, Terra e Villaggio ben alloggiati, con gioia ed allegrezza […]”. Fra queste si contraddistinsero “la Terra di Pettoranello […] la Terra di Macchiagodena […], la Terra di Molise il Sig. Arciprete della quale avendo avuta la notizia del passaggio che doveva fare il Corpo del Santo Martire per quel territorio, fece suonare le campane e animando i figliani, questi uscirono in folla, ed andarono con divozione ad incontrare il Santo, e chi l’offerì Messe, e chi Litanie, ed un infermo li fe’ presentare in dono un anello d’oro con fittuccia incarnata che pendente si vede nella cima dell’Urna che fu presa da essi e trasportata nel confine della Terra di Torella […]. Gli abitanti di quest’ultimo centro “con allegrezza e divozione”, portarono il sacro deposito sino al confine del territorio “della Terra di Fossaceca” (Fossalto). Anche qui l’urna fu accolta con il suono delle campane e fuochi d’artificio. Seguì il transito, sempre con le stesse manifestazioni di giubilo, nei territori di Sant’Angelo Limosano e Lucito.
All’ingresso del corteo a Civitacampomarano si snodò una solenne processione iniziata “con buon ordine e divozione per andare ad incontrare il di loro Novello Protettore colla più bella ordinanza, non mai veduta, camminando avanti le virginelle vestite con manti bianchi e corone di spine in testa seguitando esse i confratelli delle quattro insigni Confraternite di questa Terra […]” con il clero locale e tantissimi fedeli giunti, per l’occasione, anche dai centri limitrofi. Assente, invece, il Vescovo mons. Pasquale Zaini per una improvvisa indisposizione. Sul finire del giorno (18 febbraio 1752), il Sacro Deposito fu collocato “nell’Altare […] sotto il titolo di S. Maria di Loreto, a man dritta dell’Altare Maggiore”, della chiesa di San Giorgio.
Il 15 giugno del 1953 il Parroco di San Giorgio di Civitacampomarano don Antonio Giaccari, rivolse al Vescovo di Larino e di Termoli mons. Oddo Bernacchia (il primo dei tre presuli che le due sedi basso-molisane ebbero in comune prima della fusione avvenuta nel 1986) l’invito a partecipare al solenne rito programmato per il successivo 7 agosto in onore del “San Donato” venerato in quel centro. Con la lunga lettera-invito, don Giaccari evidenziò anche quello che segue: “Dato il culto profondo e diffuso, di cui gode in Civita e paesi viciniori il Corpo di San Donato […] esternato in festeggiamenti grandiosi […] che costituiscono il maggiore avvenimento cittadino; santamente fieri di possedere un tanto prezioso Santo Corpo […] supplica che si conceda il decreto di nomina […] a Compatrono […] di Civitacampomarano; che ci ottenga la grazia di collocare, in apposito reliquiario, il piccolo calice (esistente nell’Urna) contenente il sangue raggrumato del Santo, per più agevolmente offrirne la reliquia alla venerazione di ammalati, fedeli, pellegrini e da portare in processione nel dì della festa”. Il competente dicastero vaticano, a cui si rivolse subito mons. Bernacchia, a tal proposito così si espresse: “perché la domanda […] possa avere l’esito desiderato, è necessario che questa S. Congregazione dei Riti sia edotta della identità del Santo”. Il dicastero vaticano non ritenne sufficiente il documento notarile del 1752 inviatogli e pertanto con una nota successiva il Segretario mons. Alfonso Carinci, precisò quanto segue: “la domanda […] non può essere accolta, per il fatto che si tratta di reliquie estratte dalle Catacombe dopo circa il secolo VIII. La Sacra Congregazione dei Riti infatti, in questi casi, non autorizza alcun atto liturgico; e pertanto nihil innovetur (nulla sia innovato) sul culto di cui oggi gode questo asserto S. Donato nella chiesa di S. Giorgio a Civitacampomarano”.
Giuseppe Mammarella
Direttore dell’Archivio Storico Diocesano di Termoli-Larino




