di Maria Carosella*
Da due mesi il sindaco di Isernia, Piero Castrataro, dorme in una tenda piantata su un marciapiede della sua città. Una scelta forte, simbolica, che ha voluto trasformare in gesto concreto per richiamare l’attenzione sui disagi della sanità locale, a partire dall’ospedale cittadino fino all’intero sistema sanitario del Molise.
Due mesi sono lunghi. Sono lunghe le notti all’aperto, lontano dal calore di casa e dalla comodità di un letto. Ma il primo cittadino ha deciso di rinunciare a tutto questo per dare un segnale chiaro: la salute dei cittadini non può aspettare, né può essere relegata ai margini del dibattito politico.
All’inizio la sua iniziativa ha suscitato sorpresa e ammirazione. La città ha risposto con una grande manifestazione popolare, partecipata e trasversale, che ha unito sensibilità politiche diverse nel nome di un diritto comune: quello alla cura. Un momento bipartisan che ha mostrato quanto il tema della sanità tocchi da vicino la vita quotidiana delle persone, al di là delle appartenenze.
I rappresentanti politici regionali hanno reagito con stupore. Per alcuni, quel gesto è apparso eclatante, forse persino eccessivo. Non sono mancate ironie e sottovalutazioni, nella convinzione che si trattasse di un episodio destinato a spegnersi con il passare dei giorni, magari dopo l’inevitabile calo dell’attenzione mediatica nazionale. E in effetti, con il tempo, le telecamere si sono allontanate e i riflettori si sono affievoliti.
Ma la tenda è rimasta. E con essa la determinazione del sindaco.
Senza ammainare bandiera bianca, Castrataro continua la sua battaglia con la convinzione che la visibilità, anche quando non è più amplificata dai grandi media, resti uno strumento potente se sostenuta dalla coerenza e dalla costanza. Dormire in tenda non è solo un atto simbolico: è un modo per ricordare ogni giorno che i disagi denunciati non sono risolti e che la questione sanitaria in Molise è ancora aperta.
Molti cittadini ritengono che questa battaglia non debba essere solitaria. Lasciare il sindaco da solo, di notte, su un marciapiede, rischia di trasformare un gesto collettivo in un sacrificio individuale. Per questo cresce l’idea di organizzare una ronda civica e pacifica accanto a lui: un gruppo di persone che si alternano,compresi altri sindaci, non per alimentare tensioni, ma per garantire sicurezza e testimoniare vicinanza. Non si tratta solo di protezione fisica, ma di un segnale politico e umano: la comunità che veglia sul proprio rappresentante mentre lui veglia sui diritti della comunità.
Un modo per ribadire che la sanità pubblica è un bene comune e che chi la difende non deve sentirsi isolato. Una presenza discreta ma costante, capace di trasformare un gesto individuale in una mobilitazione collettiva.
La vicenda di Isernia pone una domanda più ampia alla politica regionale e nazionale: quanto deve spingersi un amministratore per essere ascoltato? E quanto una comunità è disposta a fare, concretamente, per difendere i propri diritti fondamentali?
*Giornalista, direttore AltoMolise.net



