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venerdì, Febbraio 13, 2026

Campobasso, Altieri: “Trasporti inferno per chi ha disabilità motoria”

AttualitàCampobasso, Altieri: "Trasporti inferno per chi ha disabilità motoria"

Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa di Arianna Altieri, Responsabile pari opportunità e disabilità di Azione Universitaria Unimol

di Arianna Altieri

A Campobasso esiste una linea invisibile che separa chi può muoversi liberamente da chi, ogni giorno, deve lottare anche solo per salire su un autobus. È una linea che attraversa l’asfalto delle nostre strade, le fermate prive di adeguamenti, le pedane che non si aprono, i percorsi spezzati.
Oggi, per una persona con disabilità motoria, utilizzare il trasporto pubblico – urbano ed extraurbano – non è un servizio garantito: è un’incognita quotidiana, spesso un’esperienza frustrante che si conclude con la rinuncia.
Come Responsabile interna Pari Opportunità e Disabilità di Azione Universitaria Unimol, raccolgo costantemente le segnalazioni di studenti e cittadini che si vedono negare un diritto elementare: quello di muoversi in autonomia. Non si tratta di percezioni soggettive, ma di criticità oggettive e verificabili.
Un sistema che genera barriere invece di rimuoverle. Parlare di inaccessibilità a Campobasso non è una semplificazione politica, ma la descrizione di una realtà concreta che investe l’intero sistema della mobilità pubblica. Fermate inaccessibili e barriere architettoniche
La maggior parte delle fermate non è adeguata all’utilizzo da parte di persone in sedia a rotelle. Marciapiedi assenti o troppo stretti, cordoli eccessivamente alti, assenza di spazi di manovra. Anche quando l’autobus è dotato di pedana funzionante, circostanza tutt’altro che scontata, spesso non è possibile utilizzarla in sicurezza. Emblematico il caso della fermata di fronte al McDonald’s, priva persino di pensilina, dove si è costretti ad attendere in mezzo alla strada.
Queste criticità non si limitano al centro urbano, ma si estendono anche alle tratte extraurbane, dove l’assenza di mezzi adeguati e di fermate accessibili rende ancora più complesso, se non impossibile, raggiungere Campobasso dai comuni limitrofi o spostarsi verso altre destinazioni.
Le nuove tratte e l’“1N spezzato”
Le recenti riorganizzazioni del servizio, che avrebbero dovuto migliorare l’efficienza, hanno prodotto ulteriori criticità per le categorie più fragili. La suddivisione della linea 1N costringe gli utenti a scendere da un mezzo per attendere una coincidenza. Per una persona normodotata può essere un disagio; per una persona con gravi difficoltà motorie significa moltiplicare barriere fisiche, tempi di attesa, esposizione alle intemperie e stress fisico. Non è una semplice rimodulazione tecnica: è una scelta che incide direttamente sull’effettivo accesso al servizio.
Anche sul piano extraurbano, la mancanza di continuità tra i servizi e l’assenza di una reale integrazione accessibile tra le linee amplificano il problema, trasformando ogni spostamento in un percorso ad ostacoli.

All’interno della comunità universitaria di Unimol, molti studenti con disabilità vivono quotidianamente questa esclusione. L’università dovrebbe rappresentare il luogo dell’inclusione e delle pari opportunità. Tuttavia, senza un sistema di mobilità accessibile, urbano ed extraurbano, il diritto allo studio viene svuotato nella sua concretezza.
Non si tratta soltanto di raggiungere una fermata in città, ma spesso di arrivare a Campobasso dai comuni della provincia. Diverse famiglie sono costrette a sostenere costi aggiuntivi per il trasporto privato, perché il servizio pubblico non è realmente fruibile.
Mobilità sostenibile o mobilità selettiva?
Si parla frequentemente di mobilità sostenibile. Ma un sistema che non garantisce accessibilità universale, sia nelle tratte urbane sia in quelle extraurbane, non può definirsi sostenibile. L’accessibilità non è un elemento accessorio, né una concessione: è un diritto civile.

Non servono dichiarazioni di principio o tavoli tecnici senza esito operativo. Servono interventi strutturali e scelte politiche chiare:

capitolati d’appalto che prevedano l’accessibilità totale come requisito imprescindibile;
un piano straordinario di adeguamento delle fermate;
il rinnovo e l’adeguamento dei mezzi urbani ed extraurbani;
una progettazione delle linee che tenga conto di chi vive una condizione di disabilità, non solo di chi può correre per prendere una coincidenza.
La disabilità non è un imprevisto statistico: è una condizione di vita che riguarda cittadini che contribuiscono alla collettività esattamente come tutti gli altri e che hanno diritto agli stessi servizi.
Una questione di dignità. In questa battaglia quotidiana contro marciapiedi non adeguati, pedane inutilizzabili e percorsi interrotti, ciò che si logora non è soltanto la pazienza.
È la dignità. Dietro una rampa che non scende non c’è semplicemente un autobus perso. C’è l’autonomia compromessa di una persona che chiede alla propria città – e al proprio territorio – qualcosa di semplice e profondamente civile: poter vivere la normalità senza doverla conquistare ogni giorno. L’accessibilità non è un favore. È un diritto.
Ed è tempo che venga garantito.

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