Il quesito del referendum sulla riforma della Giustizia viene riformulato, con l’aggiunta del riferimento agli articoli della Costituzione modificati. Accolto dalla Corte di Cassazione quanto avanzato dai 15 giuristi promotori dell’iniziativa per il no firmata da 500mila cittadini. Sulle ragioni del si e del no confronto a Campobasso, nella sala della Costituzione. A introdurre Massimo Romano, a moderare Pino Ruta, organizzatori.
L’avvocato ed ex Pm Antonio di Pietro, del comitato Si Separa-Fondazione Einaudi, ha spiegato perché voterà sì. “Perché – ha detto – questa è una riforma repubblicana che finalmente toglie di mezzo ogni cordone ombelicale con il codice processuale fascista che era di tipo inquisitorio mentre questo è accusatorio e mette tutti sullo stesso piano. Quando si entra in un’aula di giustizia – ha aggiunto l’ex pm – dobbiamo sapere che da una parte c’è l’accusa e dall’altra c’è la difesa, ma chi fa l’arbitro fa parte di tutta un’altra squadra e non della stessa di uno dei giocatori e cioè il pubblico ministero”. Invito a votare ‘sì’ – ha sottolineato Di Pietro – perché questa riforma rende più autonomi e più indipendenti sia il giudice che il pubblico ministero, non solo dalla politica, non solo dal governo e dalla maggioranza del momento, ma addirittura al proprio interno perché il correntismo nella magistratura ha fatto in modo che il Csm non sempre ha scelto i migliori per andare a coprire un posto e non sempre ha scelto i peggiori per dargli un procedimento disciplinare”.
La giudice e consigliera della Corte di Appello di Roma, Roberta D’Onofrio ha portato al tavolo le ragioni del no: “Questa riforma non accorcia di un giorno i tempi della giustizia – ha dichiarato – non dota la magistratura di risorse delle quali ha grandissimo bisogno per svariati problemi e nello stesso tempo smina all’interno della Costituzione il principio di autonomia e indipendenza della magistratura sotto il profilo del CSM. Quindi – ha continuato D’Onofrio – questa riforma crea un vulnus alla garanzia, appunto, di autonomia e indipendenza che sono propire dello stesso CSM, riconoscendo il sorteggio soltanto per i componenti magistrati e non anche per i componenti che sono i rappresentati dalla politica”.
Il consigliere della Corte di Appello di Napoli e prossimo presidente del Tribunale di Larino, Daniele Colucci ha spiegato cosa lo ha convinto a votare si al referendum: “Voto sì – ha dichiarato – anche perché con il sistema del sorteggio si realizza una magistratura non libera dalle correnti, in quanto – ha puntualizzato – io non sono contro le correnti, che sono luoghi virtuosi di dibattito culturale all’interno della magistratura, ma perché si realizza una magistratura libera, invece, da quei condizionamenti che le correnti hanno portato nel nostro ordinamento determinando quella lottizzazione di cui abbiamo visto poi gli effetti più negativi nel cosiddetto caso pallamano”.
Il presidente del Tribunale di Sorveglianza di Campobasso e vertice dell’associazione magistrati del Molise, Giovanni Fiorilli, è convinto che la riforma della giustizia così articolate è sbagliata: “Di fronte alla legge – ha evidenziato – ci saranno, se questa riforma dovesse passare, i cittadini di serie A e cittadini di serie B. Ma soprattutto si spenderanno ancora una volta dei soldi inutilmente, oltre 100 milioni di euro l’anno in più per tenere in piedi tre collegi, due Consigli Superiori, uno dei pubblici ministeri uno dei giudicati, un’altra Corte e comunque non funzionali asoddisfare alcuna reale esigenza della giustizia. Questa – ha aggiunto Fiorilli – è una riforma che non accorcerà di un solo giorno i processi, ma è una riforma che tende a cambiare l’assetto tra i poteri dello stato e a subordinare il potere giudiziario alla politica”.
Un confronto, ha sottolineato Massimo Romano, organizzato per i cittadini, affinché si facciano un’idea senza condizionamenti



