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giovedì, Febbraio 5, 2026

I viaggi di Maurizio Palmieri: l’emigrazione molisana

AttualitàI viaggi di Maurizio Palmieri: l'emigrazione molisana

Riceviamo e pubblichiamo gli appunti di viaggi di Maurizio Palmieri sull’emigrazione molisana nel mondo

di Maurizio Palmieri*

 

Terra nostra

Tanti molisani partirono per le Americhe in cerca di fortuna. Il padre dello scrittore Don De Lillo partì per New York. Alessandro Portelli, in Storia della emigrazione italiana nella letteratura di lingua inglese, sottolinea un suggestivo aspetto che un molisano come me ha immediatamente notato.

Quando in Underworld descrive la comunità italo america-na del Bronx, lo scrittore ci mostra che essa non è una ge-nerica comunità italiana e neppure meridionale, ma specificamente molisana. Il protagonista Bronzini utilizza termini dialettali riportati testualmente: ‘u gazz, i sold’, scuccia-ment’, mannagge… Mi ha colpito molto una scena del libro. Un bus del viaggio organizzato South Bronx Surreal irrompe nel quartiere al fine di permettere ai turisti di immortalarne il degrado. Una suora grida “Non c’è niente di surreale. Il Bronx è reale. Re-a-le. Il vostro autobus è surreale. Bruxelles è surreale”. Il Bronx di Bronzini è la periferia che è la vita vera, come più volte ho scritto. Ad essere surreale è l’autobus di Bruxelles e quella città stessa.

Singolare la circostanza che alla capitale belga io abbia attribuito proprio l’aggettivo di surreale. Mi sento di assegnare un’accezione negativa al termine quando penso a quella parte della città morbosamente curiosa, che si sposta in cerca di rovine, e invece positiva se penso a Magritte, all’eccitante movimen-to artistico, alla leggendaria autoironia che palpita ad ogni angolo di strada.

Si spiega il successo enorme di Terra nostra, la telenovela brasiliana, che parla italiano. Tale successo si è esteso non solo all’Italia ma anche a tanti paesi che sono stati o sono
interessati dall’emigrazione. I 25 milioni di brasiliani originari del nostro paese hanno così recuperato il profondo sentimento di italianità. Si tratta del racconto di quel grande esodo di nostri connazionali verso una terra promessa dopo che, nel 1888, l’imperatore brasiliano Pedro II aveva abolito la schiavitù. I nostri si imbarcavano a Genova per raggiungere stremati il porto di Santos. Vera l’epidemia di peste della fiction. All’inizio lavoravano nelle piantagioni di caffè della regione di San Paolo andando a sostituire gli schiavi. Tutto ben ricostruito: abitazioni, vie, abiti. La colonna sonora di Toquino è “italiana”.

Le espressioni Mamma mia, Bambino mio, Vero, Benedetto, pronunciate dai prota-gonisti della telenovela nella nostra lingua sono entrate nel gergo popolare. Anche in Africa. Ho raccontato di come la famiglia senegalese che mi ospitò, al pappagallo di casa aveva dato il nome di Ecco, altra parola ripetuta spesso du-rante Terra nostra. La forza della tivvù e il fascino del nostro paese!

*Scrittore e docente

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