Oltre cinquant’anni di storia industriale compressi oggi in un numero che racconta tutta la difficoltà del momento: a Termoli lavora con continuità solo il 60 per cento degli addetti Stellantis, mentre il resto è diviso tra trasfertisti e cassa integrazione. Un livello tra i più bassi mai registrati nello stabilimento molisano, che attraversa una delle fasi più delicate dalla sua nascita.

In questo contesto, il futuro è legato alle promesse del gruppo. Le rassicurazioni arrivate da Emanuele Cappellano indicano la volontà di mantenere centrale l’impianto di Termoli attraverso la produzione del motore GSE in versione Euro 7, affiancata dalla realizzazione di cambi a doppia frizione destinati a garantire continuità produttiva anche nella fase di transizione dell’automotive. Un perimetro industriale che, nelle intenzioni dell’azienda, dovrebbe prescindere dalle scelte definitive sulla gigafactory.
Il vero spartiacque resta però il 21 maggio, data in cui l’amministratore delegato Antonio Filosa presenterà il nuovo piano industriale di Stellantis. Il tavolo automotive, le istituzioni e i lavoratori attendono quell’appuntamento come decisivo per capire se alle dichiarazioni seguiranno investimenti concreti, volumi certi e una strategia chiara sul ruolo di Termoli nel medio-lungo periodo.
La Regione Molise, dopo le ultime rassicurazioni, appare più tranquilla ma mantiene una linea di vigilanza costante, consapevole che la tenuta occupazionale passa dalle scelte industriali dei prossimi mesi. I sindacati, invece, parlano apertamente di una soddisfazione solo parziale: apprezzano l’impegno su GSE Euro 7 e cambi, ma ribadiscono che l’assenza di certezze sulla gigafactory e sui carichi di lavoro futuri continua a pesare come un’incognita strategica. Senza una decisione chiara sull’investimento e senza numeri sui volumi, avvertono, le promesse rischiano di non bastare a garantire occupazione stabile e prospettive reali dopo oltre mezzo secolo di storia industriale.


