
Padre Raffaele, Sant’Elia a Pianisi ricorda il “Monaco Santo” a 125 anni dalla morte.

Per il frate cappuccino, venerabile dal 2019, è in corso il processo di canonizzazione al Dicastero delle Cause dei Santi
Era – ed è – chiamato da tutti “il monaco Santo”. La sua fama di santità si diffuse anche in vita. Ma lui era amante del nascondimento e delle piccole cose, amava Dio con tutto il suo cuore e ha voluto donare questo amore a tanti fratelli e sorelle sofferenti che ha incontrato lungo il cammino. Del Venerabile Servo di Dio Raffaele da Sant’Elia a Pianisi (al secolo: Domenico Petruccelli) è in corso il processo per poter essere riconosciuto prima Beato e quindi Santo presso il Dicastero delle Cause dei Santi.
Il 6 gennaio scorso, solennità dell’Epifania del Signore, è stato celebrato solennemente il 125esimo anniversario dalla sua morte con una santa messa presieduta dal vicepostulatore della causa di canonizzazione, fr. Aldo Broccato, nella chiesa del convento francescano del suo paese di origine dove il venerabile frate cappuccino è nato il 14 dicembre 1816, vissuto per molti anni nel servizio ed è tornato alla Casa del Padre. Hanno concelebrato fr. Antonio Losapio, Guardiano del Convento dei Cappuccini, e il Parroco, fr. Giuseppe Trisciuoglio. Alla funzione è seguito il Sacro Transito che ha ripercorso, in un contesto di grande commozione, gli ultimi momenti della vita del Monaco Santo le cui spoglie sono custodite sempre a Sant’Elia a Pianisi.
“Attesa e compimento – ha affermato padre Aldo Broccato in alcuni passaggi dell’omelia – sono le coordinate che ci permettono di leggere la vita cristiana come una vocazione alla santità e con una ricerca e un cammino che va verso il suo compimento. Un percorso che aiuta ad abitare la fede e tenere accesa la speranza, alzando lo sguardo dalle sicurezze terrene e mettendo Dio al centro togliendo così noi stessi dal trono del nostro egoismo e della nostra arroganza”. Come ha fatto padre Raffaele, ha aggiunto l’attuale guardiano del Convento di San Giovanni Rotondo “il dono più prezioso che possiamo offrire è il nostro tempo e la disponibilità a Dio e agli altri, virtù che hanno animato la sua vita e la sua spiritualità, un cammino esistenziale e vocazionale che lo ha portato fino al compimento del progetto che Dio gli aveva rivelato: prima il desiderio, poi la chiamata, quindi il cammino nell’ordine itinerante dei frati minori cappuccini per raggiungere la pienezza della santità”.

Padre Aldo ha spiegato che in un’epoca in cui i potenti del mondo non si distanziano da quelli di una volta e sono disposti a tutto pur di non perdere potere e profitto, smarrendo la luce di Dio e della ragione padre Raffaele invita “a cercare con umiltà quella verità che ci fa liberi, come diceva Gesù ai suoi discepoli, senza scendere a compromessi e ambiguità, ma percorrendo a volte anche il cammino faticoso o sofferto che la vita ci presenta”. Da qui un fiducioso affidamento alla Vergine Maria, madre del Dio che con tenerezza si fa bambino e vuole abbracciarci: “Come cristiani – ha concluso padre Aldo – i giorni natalizi che abbiamo vissuto nella fede ci consegnano una responsabilità e un impegno di vita, di opere e di comportamento invitandoci a tornare nelle nostre case per un’altra strada, perché l’incontro con Cristo deve cambiare la nostra direzione. Non possiamo tornare a essere quelli di prima dopo aver visto la Luce. Chiediamo, dunque, la grazia di essere cercatori instancabili di Dio – come i santi, come il venerabile padre Raffaele – e testimoni della sua luce per chi cammina ancora nelle tenebre”.
La celebrazione del 125esimo anniversario si è conclusa con il concerto “Notte di Luce”, in suo onore, con la partecipazione dell’Associazione Corale “Città di Termoli. L’evento è stato organizzato dall’Avis di Sant’Elia a Pianisi, in collaborazione con i Frati Cappuccini e l’EG.FM di Mancini Sergio. Presenti, per l’occasione, le autorità e numerosi fedeli giunti anche da fuori. La devozione è forte così come la sua testimonianza di fede in Gesù Cristo nostro Signore, come i lumicini accesi a Sant’Elia a Pianisi e in ogni angolo del mondo dove i devoti di padre Raffaele pregano per il riconoscimento ufficiale della sua santità.

“Il Venerabile Servo di Dio – si spiega sul sito del Dicastero delle Cause dei Santi – fu un testimone coerente della sequela Christi secondo il carisma cappuccino, osservante della Regola e obbediente alla Chiesa. Rimasto fedele alla sua vocazione, per venti anni circa, a causa della soppressione degli Ordini religiosi in Italia, visse in modo quasi eremitico nel convento cappuccino del suo paese natio. Nonostante la sua timidezza, realizzò un proficuo apostolato, soprattutto nell’assistenza ai malati e ai moribondi e nel ministero del Sacramento della Riconciliazione, dove manifestava la misericordia del Padre e dava speranza ai penitenti. Seppe condividere le difficoltà della gente semplice, incoraggiandola alla luce della fede. Aprendosi all’azione della grazia, seppe leggere con intenso sguardo di fede gli eventi che caratterizzarono il suo tempo nei piccoli centri del Meridione”. Per questo, non a caso, è stato chiamato “il monaco Santo”. Testimone autorevole della sua fama di santità fu San Pio da Pietrelcina; nella chiesa antica del convento di Santa Maria delle Grazie, a San Giovanni Rotondo, è presente un’immagine che lo ritrae in preghiera. Dal 6 aprile 2019 papa Francesco lo ha riconosciuto come “Venerabile”, ora si attende il riconoscimento di un miracolo per poter continuare il processo di canonizzazione. L’anniversario è stata dunque un’occasione per ricordare padre Raffaele e affidarsi alla sua intercessione affinché possa accompagnare il cammino di fede di ciascuno donando ogni grazia e benedizione.



