«Avevamo annunciato che sarebbe arrivata e oggi è ufficiale: l’interrogazione parlamentare del Movimento 5 Stelle, a firma del deputato Agostino Santillo, è stata presentata alla Camera», comunica il consigliere regionale Roberto Gravina, ricordando come, già nel suo precedente intervento pubblico, avesse anticipato la necessità di un atto formale del M5S per ottenere verità tecniche e trasparenza sui ritardi ai lavori sulla tratta ferroviaria di Campobasso che da anni isolano il capoluogo molisano.
L’interrogazione depositata dall’On. Santillo affronta punto per punto tutte le incongruenze emerse negli ultimi mesi. In particolare, viene richiamato quanto accaduto a seguito della celebrazione, il 20 gennaio scorso, della ripartenza dell’esercizio ferroviario sulle tratte Bojano–Isernia–Roma e Bojano–Isernia–Napoli, finanziate con risorse PNRR e FSC per oltre 290 milioni di euro. «Quella cerimonia – osserva Gravina – ha reso ancora più evidente ciò che non funziona affatto: la criticità principale, cioè l’isolamento ferroviario di Campobasso, è rimasta completamente irrisolta. Nonostante gli investimenti, il capoluogo continua a essere servito da bus sostitutivi e la riapertura viene proiettata al dicembre 2028».
L’atto parlamentare richiama inoltre la grave divergenza tra le affermazioni rese da RFI in audizione regionale — quando si parlò di due gallerie crollate e della necessità di utilizzare una TBM — e quanto invece riportato successivamente nella risposta ministeriale del febbraio 2025, che riconduceva tutto a un’unica galleria (Colle Barone) e negava il ricorso alla TBM, attribuendo il problema a un evento imprevisto.
È proprio alla luce di queste contraddizioni che l’interrogazione, come sottolinea Gravina, pone al Ministero quesiti puntuali:
«Chiediamo al MIT se sia a conoscenza della situazione reale e, soprattutto, quali problematiche relative alle gallerie tra Bojano e Campobasso abbiano portato — nell’arco di pochi mesi — a due valutazioni completamente differenti. E ancora: quali ragioni, data l’antichità del tracciato risalente alla seconda metà dell’Ottocento, abbiano portato ad avviare indagini geologiche, idrogeologiche e geotecniche solo dopo il crollo della galleria Colle Barone. Sono domande che qualunque territorio avrebbe già ricevuto senza attendere un atto parlamentare. Queste contraddizioni – sottolinea Gravina – non sono dettagli tecnici: riguardano la credibilità delle istituzioni e la chiarezza su un’opera che incide sulla vita quotidiana di migliaia di persone. Per questo il Movimento 5 Stelle ha chiesto formalmente al Ministero di spiegare come sia possibile che, nell’arco di pochi mesi, siano state fornite versioni tanto diverse sulla natura e sul numero delle gallerie crollate».
Ulteriore tema sollevato è quello del finanziamento: l’intervento Roccaravindola–Isernia–Campobasso costa 393 milioni di euro, ma solo 293 risultano coperti. L’interrogazione chiede se nell’aggiornamento 2025 del Contratto di Programma MIT–RFI siano state individuate le risorse mancanti.
Ma Gravina punta il dito anche sulla debolezza politica della Regione Molise, a partire dall’assessore Marone, che, oltre a ricoprire la delega ai trasporti, è anche collaboratore diretto del Ministro Salvini.
«È evidente – dichiara Gravina – che l’assessore Marone non abbia esercitato alcuna incisività nel portare all’attenzione del MIT e del suo stesso Ministro una situazione che definire drammatica è poco. Ci si aspetterebbe ben altro da chi siede sia in Giunta sia nei tavoli romani accanto al Ministro Salvini. Invece assistiamo a un atteggiamento tiepido, quasi remissivo, come se il timore di mettere in difficoltà il Governo nazionale valesse più dei diritti dei molisani».
Gravina sottolinea come la mancanza di una pressione politica forte da parte della giunta di centrodestra della Regione abbia contribuito al clima di incertezza: «Se Marone e Roberti avessero svolto con determinazione il proprio ruolo, non saremmo qui a inseguire versioni discordanti e cronoprogrammi che slittano di anno in anno. La verità è che la nostra regione non può permettersi rappresentanti politici che preferiscono non disturbare il manovratore».
Un passaggio centrale dell’interrogazione riguarda poi la tutela del cronoprogramma e la possibilità di anticipare la data di riapertura della stazione di Campobasso, ferma dal giugno 2020. «A questo punto – aggiunge Gravina – il Ministero deve dire chiaramente se esistono gli strumenti e le risorse per riaprire prima del 2028. È inaccettabile che una città capoluogo resti senza treni per quasi un decennio».
Concludendo, il consigliere del M5S evidenzia la coerenza dell’azione politica: «Abbiamo sempre sostenuto che senza un atto ispettivo nazionale non avremmo mai ottenuto risposte complete. Oggi quell’atto è stato depositato e dà forza alla nostra battaglia in Consiglio regionale. Ora il Governo non ha più alibi: servono dati chiari, tempi certi e un impegno finanziario completo. Noi continueremo a pretendere ciò che la Regione, ad oggi, non ha avuto il coraggio di chiedere».


