Campobasso commemora il vice brigadiere Nicola Mignogna, ucciso 59 anni fa dal pregiudicato Paolo Caso. Lunedì prossimo, 2 febbraio 2026, proprio nell’anniversario di quella tragedia, alle 10, in via Monsignor Bologna, verrà inaugurata la lapide in ricordo del poliziotto, per volontà del Comune di Campobasso e della Polizia di Stato. Si tratta del luogo dove Mignogna, e due suoi colleghi, il brigadiere di pubblica sicurezza Giovanni Paduano e la guardia di pubblica sicurezza Ignazio Cammisano, alle tre di notte furono feriti dai colpi di pistola esplosi dal pericolosissimo pregiudicato Paolo Caso. Paduano, colpito al gomito, e Cammisano, colpito allo zigomo, sopravvissero. Mignogna, sebbene colpito all’addome, trovò la forza e la determinazione di mettersi alla guida dell’auto di servizio per soccorrere e portare i colleghi in ospedale ma, proprio nel luogo dove lunedì sarà inaugurata lapide, fu sopraffatto da una emorragia interna, perse i sensi e si accasciò sul volante dell’auto.

Erano tre poliziotti della Squadra Mobile e quella notte del 2 febbraio 1967 erano in servizio di pattuglia automontata. Transitando per via Monsignor Bologna riconobbero Paolo Caso che si aggirava in modo sospetto tra le autovetture. Lo conoscevano, ad ottobre del 1966 lo avevano arrestato perché doveva espiare una condanna a tre anni di reclusione per reati commessi a Roma, pochi giorni dopo l’arresto era stato scarcerato in applicazione di amnistia e indulto e il Questore dell’epoca emise un foglio di via obbligatorio che gli vietava il ritorno a Campobasso. Paolo Caso per sottrarsi all’arresto estrasse una pistola con la quale minacciò i poliziotti, i quali, sebbene le condizioni lo avrebbero consentito, non fecero fuoco. Mignogna in particolare riuscì con un mossa rapidissima a disarmare il malvivente che si rifugiò nel vicino cantiere in costruzione. I tre poliziotti lo inseguirono, sentendosi sicuri per averlo disarmato. A questo punto Paolo Caso, approfittando del fatto di trovarsi in una zona oscura mentre i suoi inseguitori erano sotto la luce di un lampione, estrasse una seconda pistola e fece fuoco colpendo i tre polizotti. Nicola Mignogna, era nato a Riccia (Campobasso) nel 1924, aveva 42 anni, era sposato ed era padre di quattro figlie, la più piccola delle quali all’epoca aveva 4 anni.
La sua morte e il suo eroismo suscitarono in tutta Italia un moto di commozione di eccezionale intensità. Privati e enti di varia natura vollero mostrare concreta vicinanza alla famiglia con offerte. Il settimanale Epoca e il quotidiano Il Tempo promossero una sottoscrizione per la raccolta di fondi per la sua famiglia. Il liceo Giulio Cesare di Roma si adoperò per una colletta. L’ospedale Vietri di Larino volle intitolare una sala del reparto di chirurgia della sua struttura all’eroico poliziotto. L’anno successivo fu dedicata a Nicola Mignogna la Scuola Allievi Agenti di Caserta. Paolo Caso fu invece arrestato dopo 40 giorni ad Ancona, dopo aver ucciso altre due persone che avevano tentato di bloccarlo.
Fu poi condannato all’ergastolo e le indagini che seguirono portarono a denunciarlo anche per l’omicidio a scopo di rapina commesso a Campobasso di una tabaccaia di viale Elena avvenuto nel 1961, nonché dell’omicidio di due donne in Francia nel 1958.


