«È tempo di una rivalutazione vera delle pensioni. Non di annunci o piccoli correttivi, ma di scelte strutturali che restituiscano dignità alle pensionate e ai pensionati». Con queste parole Tecla Boccardo, Segretaria generale della UIL Pensionati Molise, commenta con fermezza il meccanismo di perequazione previsto per l’anno in corso.
Secondo la Segretaria, l’adeguamento all’inflazione dell’1,4% che scatterà dal 1° gennaio rischia di trasformarsi nell’ennesima “mancetta”, del tutto insufficiente a contrastare l’aumento reale del costo della vita. In una regione come il Molise, già segnata da salari bassi e precarietà, il carrello della spesa è sempre più vuoto mentre i prezzi dei beni di prima necessità continuano a salire, rendendo la quotidianità dei pensionati una vera corsa a ostacoli. I numeri diffusi dall’INPS confermano l’esiguità degli aumenti basati sull’indice ISTAT FOI. Il trattamento minimo salirà a 611,85 euro, con un incremento lordo di soli 8,45 euro, mentre la pensione sociale e l’assegno sociale si attesteranno rispettivamente a 450,17 euro e 538,69 euro, con aumenti che non raggiungono nemmeno gli 8 euro mensili. Anche l’applicazione della perequazione per scaglioni desta preoccupazione: se fino a quattro volte il minimo l’indice è applicato al 100%, la quota scende al 90% per gli assegni tra i 2.413 e i 3.017 euro, per poi crollare al 75% oltre tale soglia.
«Così non va – prosegue Boccardo – perché questo sistema non protegge realmente il potere d’acquisto. Le pensioni medie vengono penalizzate da percentuali di rivalutazione sempre più basse, aumentando le disuguaglianze e scaricando sui pensionati il peso dell’inflazione». Il problema, secondo la UIL Pensionati Molise, è strutturale e legato a doppio filo a un mercato del lavoro fragile: da decenni di carriere frammentate e retribuzioni inferiori alla media europea non possono che derivare pensioni povere. A aggravare il quadro è il confronto con il resto d’Europa. Sebbene ovunque le pensioni siano soggette a tassazione, in Italia la pressione fiscale resta elevata e mancano regimi di detrazione o soglie di esenzione capaci di tutelare realmente il reddito. Per questo la UIL Pensionati ritiene indifferibile una riforma fiscale complessiva che contrasti evasione ed elusione, rispettando il principio costituzionale di progressività: chi ha di più deve dare di più, alleggerendo finalmente il carico su lavoratori e pensionati.
«I redditi non tengono il passo con il caro vita e le famiglie sono costrette a tagliare spese vitali come la sanità e l’alimentazione – conclude Boccardo –. Spesso sono proprio i pensionati l’ultimo welfare per figli e nipoti, ma in Molise molti non arrivano ormai nemmeno a metà mese. Non possiamo accontentarci di un misero contentino: continueremo a batterci a ogni livello per una vera rivalutazione e per la dignità dei nostri iscritti».


