2.2 C
Campobasso
domenica, Gennaio 11, 2026

I viaggi di Maurizio Palmieri: il Brasile nell’intervista a Nicola Di Criscio

AttualitàI viaggi di Maurizio Palmieri: il Brasile nell'intervista a Nicola Di Criscio

Riceviamo e pubblichiamo gli appunti di viaggio di Maurizio Palmieri, questa volta alle prese con un’intervista a Nicola Di Criscio, riccese in Brasile, che ha spaziato dal calcio alla società e alla politica.

di Maurizio Palmieri*

Ricordando San Paolo. Un’intervista

Sentiamo cosa mi dice, a proposito di immigrazione a San Paolo, un uomo gentile  ed elegante e che indossa egregiamente i suoi 93 anni, tornato in Italia dalla città brasiliana dopo 50 anni. Le risposte pacate, che lasciano comunque trasparire una forte emozione, sono quelle di Nicola Di Criscio, rilasciatemi a Riccia, in un piovoso fine luglio del 2025.
Gli chiedo subito un primo ricordo del Brasile dandogli del voi (che non pratico mai), per un rispetto ulteriore, come in uso a Napoli.

M.P. Signor Nicola, avete qualche rimpianto?
N.D.C. Assolutamente no. Rifarei tutto della mia vita a San Paolo. Tolto il dolore per la perdita di persone care, ho solo ricordi positivi.
M.P. Avete lavorato nella società del Palmeiras?
N.D.C. Sì, anche se non come dipendente. Venivo pagato volta per volta, quando mi recavo, come osservatore, a visionare i ragazzini . Ciò avveniva la domenica, il mio giorno libero dal lavoro in albergo. Mi recavo lungo la Marginal, la lunga via che costeggia il fiume, dove erano allineati centinaia di campetti.
M.P. Ma la situazione era di insicurezza come oggi?
N.D.C. No, la città era più sicura ma era anche molto più piccola. La povertà esisteva anche allora. I piccoli venivano tutti dalle favelas.
M.P. Avete scoperto qualche calciatore che poi è diventato famoso?
N.D.C. Certo. Ad esempio Casagrande, che ha militato nel Corinthians di Socrates e poi è venuto a giocare in Italia a Torino, che portò in finale di Coppa Uefa. Aggiungo io che giocò anche ad Ascoli. Per un tipo che girava con una vecchia Croma, quel posto a lui andava benissimo : “Piccolo e stupendo, ai piedi delle montagne e vicino al mare”. Ama tanto la città che, quando la squadra retrocede, chiede al presidente Rozzi di restare, e così riporta i piceni in A, finendo capocannoniere.
M.P. Ma è vero che a voi del Palmeiras vi chiamavano porci, per via delle origini italiane?
N.D.C. Si, ma solo in senso di sfottò amichevole, a livello sportivo, come può avvenire qui da noi tra Milan e Inter o Toro e Juve. Anzi gli italiani venivano considerati un tantino superiori. Emigranti speciali. Siccome c’erano tanti operai specializzati, venivano ritenuti…
M.P. Migliori, zio Nicola?
N.D.C. Sì. Esattamente. La parola giusta. Io sono stato trattato bene. Dal ’54, quando sono arrivato, non ho avuto mai problemi. C’era gente di tutte le razze. Ma c’era molta solidarietà. Mi incoraggiavano. Mi spiegavano che come erano riusciti loro, così anche io avrei potuto farcela. Certo ho avuto bisogno di ambientarmi…
M.P. Siete stato accolto da qualcuno?
N.D.C. Sì, da un compaesano. Sono stato otto mesi a casa sua. Perchè hai bisogno di qualcuno che ti dia una mano all’inizio. Poi di questa persona non si è saputo più niente. Io sono stato anche fortunato in quanto ho trovato mia moglie.
M.P. Che era del posto, vero?
N.D.C. Sì, ed è stata lei che mi ha guidato. Non tutti, del gruppo dei miei conterranei, sono stati fortunati come me. Dell’amico scomparso ho detto. Un altro, un tecnico, che guadagnava tantissimo, si ammalò a nemmeno un anno di permanenza.
M.P. Voi l’avete aiutato?
N.D.C. Sì. Abbiamo raccolto il soldi per farlo rimpatriare. A questo punto zio Nicola mi vede osservare una madonnina che è sul tavolo. Si tratta di una statuetta che il figlio, sapendo della devozione del papà, ha voluto che io portassi in Italia. Con un filo di commozione si è sentito di dire: La prima cosa che feci una volta messo piede in quella nuova terra fu quella di andare a pregare presso la Basilica di Nostra Signora di Aparecida (vedi foto) che si trova in un paesino a 80 chilometri da San Paolo, ed è la Santa protettrice del Brasile.
M.P. Pensavo che vi eravate recato alla Cattedrale nuova di Piazza da Sè?
N.D.C. No, no, sono andato al Santuario fuori città. Alla Cattedrale mi recavo spesso comunque. Riprendiamo il filo interrotto.
M.P. Stesso rispetto per tutte le etnie?
N.D.C. A dire il vero un po’ di più per noi, insieme ai tedeschi e agli olandesi, ma solo perché più preparati tecnicamente..
M.P.E poi?
N.D.C. Poi portoghesi, indigeni, neri, spagnoli. I portoghesi erano abili panettieri.
M.P. E gli italiani?
N.D.C. Avevano in mano molte attività commerciali, innanzi tutto i ristoranti. Poi edilizia, artigianato, campagna…
M.P. La campagna era gestita dagli italiani?
N.D.C. No. Soprattutto dai giapponesi, che erano bravi come organizzatori della coltivazione. Si occupavano molto di ortaggi, e naturalmente riso. Immense valli. A lavorarci gente di tutte le razze, italiani compresi. Gli allevatori erano del posto.
M.P. E la coltivazione del caffè?
N.D.C. Anch’essa in mano ai giapponesi. Anche qui molta manodopera italiana.
M.P. Quale fu l’atteggiamento delle autorità di polizia nei vostri confronti?
N.D.C. Tutto tranquillo. Ci pensava il DOPS ad assicurare l’ordine.

La nostra chiacchierata termina con zio Nicola che mi menziona svariate volte questa organizzazione in sigla. Essa è l’acronimo di Dipartimento dell’Ordine (Politico e Sociale).
Devono essere fissati con l’Ordine le autorità brasiliane. Ordine è scritto addirittura sulla bandiera, unico paese al mondo. Direi che non si sono ottenuti grandi risultati. Per quel che ho visto è il disordine a regnare sovrano. Il DOPS era un organo di polizia segreto attivo durante la dittatura militare. All’onesto zio Nicola non è stato dato di sapere che quelle  squadracce furono responsabili della tortura e dell’assassinio di numerosi oppositori politici, colpevoli solo di essere contrari al governo.
Un abbraccio affettuoso mi congeda da questa bella persona. Sull’uscio mi ricorda che, tornato, la sua seconda casa è diventato il Centro per gli anziani del quale, sottolinea con orgoglio, è stato più volte presidente.

*Scrittore e docente

Ultime Notizie