di Agostino Rocco*
Il gesto simbolico e determinato del sindaco di Isernia, Piero Castrataro, che da giorni dorme in tenda davanti all’ospedale ‘Veneziale’ per denunciare la carenza di servizi sanitari e il rischio di tagli a reparti fondamentali, ha messo in luce la fragilità di un sistema che da anni soffre sotto il peso di commissariamenti, mancate pianificazioni e carenze di organico. È una protesta pacifica, ma carica di significato: il diritto alla salute non è un’astrazione, è un’urgenza concreta per quasi 80 mila persone della provincia pentra.
E qui emerge il primo paradosso politico: il governatore della Regione Molise, Francesco Roberti — esponente di centro-destra — ha preso le distanze dal sindaco, accusandolo implicitamente di “strumentalizzazione” e sottolineando che non gli era mai stato richiesto un incontro diretto da parte sua. Nella sua lunga lettera, Roberti si affanna a spiegare di aver sempre avuto dialoghi con altri amministratori e di aver personalmente seguito casi analoghi, ma rimarca soprattutto che il sindaco Castrataro non lo avrebbe formalmente interpellato.
Questa replica istituzionale, seppur formalmente corretta, rischia però di suonare un po’ come una fuga dal cuore del problema: se la sanità molisana è in sofferenza, è davvero una discussione di calendari oppure un tema da affrontare con più coraggio politico?

Fa riflettere che, mentre Roberti ribadisce la bontà di azioni come concorsi, investimenti in macchinari e dialoghi con l’Azienda sanitaria, non si trova in questa fase una traccia evidente di un’azione forte verso il Governo nazionale per ottenere deroghe o interventi straordinari per il Molise. E ciò nonostante il Molise abbia beneficiato — proprio dal Governo guidato da Giorgia Meloni, dello stesso schieramento politico — di finanziamenti consistenti per la sanità (circa 90 milioni in due anni), in parte destinati anche al rafforzamento dei servizi regionali.
Il centro-destra nazionale e regionale parlano la stessa lingua. Ma qui sorge una domanda: se una sanità locale è percepita come in crisi, perché non imporre — con gli strumenti politici e istituzionali disponibili — misure di emergenza più incisive? Perché non chiedere al Governo deroghe ai parametri nazionali, finanziamenti ad hoc ulteriori, poteri straordinari al commissariamento sanitario o un piano operativo condiviso con Roma?
Non è una questione di colore politico, ma di coerenza di strategia politica ed efficacia di governo. Le proteste spontanee di un sindaco possono scuotere le coscienze, ma una Regione e un Governo dovrebbero trasformare quelle sensibilizzazioni in atti concreti e tangibili — soprattutto quando si parla di servizi pubblici essenziali come la sanità.
Il rischio di una politica “doppia”
Quando un amministratore locale sceglie una forma di protesta così visibile, la politica di livello superiore può reagire in due modi: abbracciare la causa e agire di conseguenza, oppure recintare la protesta entro confini istituzionali, minimizzando la percezione di emergenza. Nel caso molisano, la scelta è parsa più vicina alla seconda opzione. Roberti ha voluto puntualizzare, smentire frasi non pronunciate e spiegare gli investimenti fatti, ma non ha usato la stessa visibilità per reclamare in modo assertivo sul piano nazionale misure più incisive.
Questo atteggiamento rischia di alimentare la percezione che le proteste e le tensioni locali siano un fastidio da gestire piuttosto che una chiamata alle armi per chi ha responsabilità di governo. In un quadro in cui la sanità pubblica è un tema sentito ovunque, questa distanza tra protesta civica e capacità di mobilitazione istituzionale lascia perplessi.
Conclusione
La vicenda di Isernia non è soltanto una protesta simbolica davanti a un ospedale: è uno specchio dell’Italia contemporanea, dove le responsabilità di governo si intrecciano con l’immagine pubblica, i gesti simbolici con la politica istituzionale, le divisioni territoriali con i vincoli nazionali.
Se davvero la tutela della salute è un “obiettivo comune” come dice Roberti, allora la politica — a tutti i livelli — dovrebbe trasformare il sostegno verbale in atti concreti: incontri formali, richieste ufficiali di deroghe o risorse, un’azione corale verso il Governo centrale. Perché le tende davanti agli ospedali diventano necessarie quando le istituzioni smettono di farsi vedere.
*Giornalista, scrittore


