Il bene per lei sta tutto nel dolore cieco di adesso. C’è una comunità intera che la piange, che piange per questa sua morte improvvisa, che suona inaccettabile e ingiusta. C’è dolore vero a Mirabello Sannitico, ci sono sgomento e incredulità nel paese dove Gabriella Stanziani è stata bambina, ragazza, donna e professionista. Il paese come una famiglia perde una persona cara. Davvero molto cara. Gabriella era riservata, schiva, seria. Dolce, dolcissima. Ed era molte altre cose ancora.
Era una architetta, lo era diventata con quella sua cifra che l’ha accompagnata da sempre, fin da piccola: una perseveranza silenziosa e solida. Quasi insospettabile in una persona come lei dall’aspetto diafano e delicato. Fin da piccola così. Forse non lo aveva mai nemmeno troppo detto in giro che era andata a Napoli a studiare architettura. A un certo punto nell’alimentari della sua indimenticabile mamma, Nicolina, era tornata laureata in architettura. Con la stessa aria di sempre, nessuna boria, nessuna vanità. Tanta umiltà, tanto pudore.
Era diventata quello che voleva diventare, all’insaputa dei più. E s’era messa all’opera, e si era fatta notare per capacità e competenza. Senza darsi arie, che quelle non le sono mai appartenute. Tra le soddisfazioni più grandi, quella di responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune di Mirabello prima e poi anche di Cercemaggiore. Nei due paesi, subito la stima piena delle Amministrazioni comunali e delle colleghe, dei colleghi. La professione, poi nel suo studio di Campobasso, che andava bene. La vita che diceva sì. Aveva ancora tanto da fare: progetti, valutazioni, disegni, modifiche. Con sua sorella, con sua nipote. I lavori adesso nella casa dei genitori, Angelo e Nicolina, anche loro andati via troppo presto.
Mite, ma ferma. È stata lei, più piccola, il punto di riferimento della sorella maggiore, Carmela. Entrambe adorate in paese. Potevi trovarle insieme nel negozietto di via Roma, quello che Carmela porta avanti nel ricordo e nell’esempio della loro madre, forse proprio per volontà e con il sostegno di Gabriella. Ogni tanto dietro al bancone c’era anche lei, Gabriella, sempre quel passo indietro di riservatezza.
Quel negozio e quelle persone lì dentro per le quali non si possono che avere belle parole. Adesso per Gabriella ancora di più. La vedevi passare a piedi per strada: saliva da casa sua, da San Pietro lungo via Roma. Passi senza rumore, un po’ di lato sul marciapiede. Voce quasi sempre sussurrata. La sua vera dimensione era nel sorriso che si apriva con dolcezza e timidezza a chi incontrava. Al suo paese, alla sua comunità, a tutte le persone che le volevano bene. Occhi neri, profondi, dolci, che dicevano tutto e raccontavano di una ragazza, di una donna tanto perbene, tanto cara.
Un aneurisma ha deciso di portarsela via a soli 52 anni, compiuti a fine novembre. Ora per lei ci sono lacrime. E sono lacrime sincere, sono lacrime copiose. Di dispiacere vero.
A Carmela, a tutti i familiari di Gabriella l’abbraccio di chi scrive.
Sabrina Varriano



