Mezzo milione di nuovi occupati in più al Sud, tra il 2021 e il 2024, 100mila hanno tra 25 e 34 anni. Sorride al mezzogiorno il rapporto Svimez di quest’anno, ma guardano la fotografia in controluce si scorgono anche ombre evidenti.
Da un lato l’occupazione aumenta, sostenuta soprattutto dagli investimenti arrivati con i fondi del Pnrr, dopo l’emergenza provocata dalla pandemia.
Dall’altro continua l’emorragia di giovani che cercano e spesso trovano opportunità altrove.
Nei quattro anni presi in esame dall’agenzia per lo sviluppo del mezzogiorno, 175mila giovani hanno lasciato la loro terra d’origine. Quasi 3200 sono partiti dal Molise: 2116 verso le regioni del centro nord, poco più di un migliaio sono andati all’estero.
E la forza lavoro che viene meno ha produce un lento e progressivo indebolimento dell’economia. Tanto che il rapporto Svimez registra per il Molise la peggiore variazione del Prodotto interno lordo delle regioni nel 2024: meno 0,9 per cento che rappresenta il dato più negativo del Paese.
Un risultato in controtendenza, rispetto alla crescita seppure moderata delle altre regioni del Sud: cresce di più la Sicilia con l’1,6 per cento di Pil, più 1,3 per cento in Campania più 0,9 in Abruzzo e in Sardegna, più 0,6 per cento in Puglia e Basilicata Segno negativo in Calabria, meno 0,4 e Molise in fondo alla classifica in Italia.
Una delle novità più significative del dossier è il miglioramento nella capacità di gestione degli investimenti da parte delle amministrazioni comunali. Nel Sud, tre cantieri Pnrr su quattro sono in fase esecutiva, e anche il Molise mostra performance solide grazie ai progetti su asili nido, edilizia scolastica e sanità territoriale.
Il rapporto registra un «forte recupero nei tempi di progettazione»: nel Mezzogiorno si passa da una media superiore all’anno e mezzo prima del Pnrr a 7 mesi.
Un risultato che, certifica lo Svimez, riguarda anche molti Comuni molisani che tengono così a galla i dati economici della regione.



