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martedì, Giugno 18, 2024

Un’onda di grazia avvolge Guardialfiera. E’ spalancata “la Porta del Perdono”

AttualitàUn'onda di grazia avvolge Guardialfiera. E' spalancata "la Porta del Perdono"

di Vincenzo Di Sabato

 

Il riepilogo del tempo convoca e seduce. E Guardialfiera il 1° giugno, lo riepiloga convocando il suo popolo con la verticalità dello spirito, per riflettere ancora su quel giorno lontano di giugno dell’A.D. 1053 e sul tutto buono che accadde dentro questa nostra Città, ingegnosa di amore, perennemente in debito con la Provvidenza.

“Apud Bifernum fluviuum” – narra la Regesta Pontificum Romanorum – sostò Leone IX: Brunone dei Conti Dagsbur, Papa tedesco cinquantaduenne, intrepido viaggiatore e grande nella santità. Si muoveva verso la Capitanata per contrastare Roberto il Guiscardo deciso ad impiantare con i Normanni un forte Stato in contrapposizione al Governatorato Pontificio. Ma un nubifragio primaverile gonfia il Biferno e sommerge l’unico ponte per valicare all’altra sponda. E lì, Il Papa è inerme, esausto, anche umiliato, ricusato da Roma – per tutto il lungo viaggio – da popolazioni spaurite appartenenti a Contee Longobarde in forte litigio fra loro.

Dal fiume, come per miraggio, il Pontefice scorge sul crinale della collina un pugno di case ed una rocca. Sarà forse il Castello del Conte Adalferius, Signore di Guardialfiera. “Il cavallo scala dirupi scivolosi – fantastica Michela Tartaglia – e conduce il Vescovo di Roma fra noi” “E’ rifocillato” , scrive Colitto, politico e storico molisano. E’ soccorso, accolto con la premura e con gli onori dovuti al Vicario di Cristo. Il clero, il Conte, la testarda Guardialfiera, con coralità di folla, dona al Pontefice il brivido della riconquistata pace interiore. E’ scombussolato! Fra un gorgo di eccitazioni, non sa che fare. E’ incapace di esprimere, là per là una conveniente gratitudine alla moltitudine di guardiesi ardimentosi. E cosa fa? Escogita, si inventa su questa terra molisana, ciò che soltanto la sapienza e la coscienza di un Papa, venerabile e dotto, avrebbe potuto concepire. Egli, sotto l’azione dello Spirito riapre il cuore di Dio ei crea la più grande forma di Misericordia: l’altro nome dell’anima. Cioè il Per-dono, “il super-dono”. Il bonifico, il condono di tutti i misfatti umani. Si tratta del passaggio diretto da questo mondo di travagli e di guerre, all’inconcepibile, interminabile beatitudine. Solo che siamo noi a non crederci sufficientemente. Gioia Da questo insignificante punto geografico del Globo, parte verso la intera umanità, la prima grande forma di Indulgenza Plenaria sine tempore, da cui deriva la nostra “Porta Santa”. Atto inaudito, carico di mistero. E’ il primo dono del cielo, imitato ed elargito 247 anni dopo da un molisano, Papa Celestino V alla Perdonanza di Santa Maria di Collemaggio, all’Aquila. Sarà, più tardi, nel 1300, Bonifacio VIII

Mi chiedeva stamani Vicolino Trolio: ma chi era qui, in quel dì di giugno, apud Bifernum fluvium insieme al Papa? Erano quelli elencati dalla Regesta a pag. 376. C’era, dunque, Umberto, Vescovo di Selva Candida; Pietro Arcivescovo di Amalfi; Analgaino, Vescovo di Vittorio Veneto; Uderico, Arcivescovo di Benevento; Federico, bibliotecario della Santa Sede; Adenolfo, duca di Gaeta; Lando, Conte di Equino; Landolfo nobiliare di Teano; Oderisco, figlio di Borrelli; Roffredo di Guardiasanfromondi; Roffredo di Lucca… et multis alis major et minor gravis.

Più o meno come le personalità pervenute adesso e fotografate avanti e dietro il Gonfalone di Città: Ecclesiastici, Intellettuali, Amministratori Regionali e Provinciali. C’era il Capitano dei Carabinieri Petruzzella e il giovane Maresciallo Mario Vernice che, ancora una volta ha voluto imprimere rilevanza e dignità alla storia Guardialfiera, assicurando la presenza d’una pattuglia di militari nella loro storica e stupenda alta uniforme. E pure oggi “multis allis, maior et minor gravis.

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