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martedì, Maggio 28, 2024

Truffa due coniugi campobassani e si fa consegnare i gioielli di famiglia, arrestato un ventenne campano

AttualitàTruffa due coniugi campobassani e si fa consegnare i gioielli di famiglia, arrestato un ventenne campano

Ha seguito lo stesso copione delle truffe telefoniche che purtroppo stanno prendendo di mira persone particolarmente vulnerabili, il ventenne campano che ha approfittato della buonafede di due coniugi campobassani, arrestato nelle ultime ore dai carabinieri di Napoli, dopo l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale del capoluogo regionale molisano. Il ventenne, insieme ad altri complici non ancora individuati, con una serie di telefonate, avrebbe paventato ai due un imminente arresto per la figlia che si era messa nei guai e che lui era in grado di aiutare, in cambio di una somma da dare ad un sedicente avvocato che si sarebbe presentato alla loro porta. Facile immaginare il panico dei genitori alla notizia che, nell’impossibilità di ragionare con calma, un po’ perché spaventati e un po’ perché messi alle strette dal truffatore, hanno consegnato quello che avevano in casa, ossia i loro gioielli di famiglia, per un valore di 30mila euro. Risalire al campano non è stato semplice, ha spiegato la Procura di Campobasso che ha coordinato l’attività investigativa insieme ai carabinieri: partita agli inizi dell’anno in corso è finalmente arrivata ad un epilogo, ossia l’arresto del ventenne.

Questo fenomeno delle truffe ai soggetti vulnerabili è in aumento, fa sapere il procuratore D’Angelo, spiegando che bisogna assolutamente diffidare di persone che si presentano al telefono come maresciallo dei Carabinieri, o un dipendente delle Poste o un avvocato e che chiedono denaro o gioielli per aiutare un parente della vittima a risolvere un problema che avrà per conseguenza un arresto, o il blocco del conto corrente. Oppure chiedono soldi per il ritiro di un bene che qualcuno della famiglia ha acquistato. I truffatori, sempre molto ben informati anche sui nomi di figli, coniugi o genitori, e questo abbassa e spesso annulla la diffidenza della vittima, occupano il malcapitato in una conversazione telefonica che gli impedisce di fare chiamate di controllo e verificare se quello che viene detto sia tutto vero. Alla fine, si presenta un complice alla porta, che si spaccia per un dipendente di uno studio legale o del tribunale, e si fa consegnare i soldi o i preziosi, per poi scomparire nel nulla.

Nessun esponente delle forze dell’ordine o avvocati chiamano a casa per farsi consegnare soldi per salvare qualcuno, ricorda la procura, per cui la cosa più saggia da fare è chiamare il 112 o il 113.

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