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domenica, Maggio 26, 2024

Cgil e funzione pubblica Molise: le priorità della polizia locale non sono le armi

AperturaCgil e funzione pubblica Molise: le priorità della polizia locale non sono le armi

La CGIL e la Funzione Pubblica del Molise esprimono forti perplessità rispetto alla scelta di dotare di pistole il corpo di Polizia Comunale locale. Il tema della sicurezza – affermano Paolo De Socio e Antonio Amantini, Segretari della CGIL e della FP Molise – non può essere ricondotto a un’improbabile dimostrazione muscolare, peraltro spropositata rispetto ai numeri di episodi criminosi gravi riferiti dalle stesse forze dell’ordine. La militarizzazione delle città non è la risposta alle legittime richieste dei cittadini che auspicano maggiore presenza e vicinanza che possono essere garantite solo con investimenti seri che potenzino gli organici delle forze di polizia locale e che, magari, ne permettano l’operatività anche nelle zone periferiche. “ Ribadiamo – continuano i due segretari – che la necessaria sicurezza ha bisogno di politiche tese a ridurre il disagio sociale e la garanzia dei controlli, in termini di intervento e prevenzione, deve essere affidata con i dovuti finanziamenti alle forze dell’ordine già deputate a svolgere questi adempimenti”. Tutto questo aiuterebbe forse a superare l’immagine che troppo spesso gli utenti percepiscono rispetto a una fondamentale componente in dotazione alla Pubblica Amministrazione – la Polizia Locale appunto – che viene percepita solo come erogatrice di richiami, multe e sanzioni.
Tra le mission della Polizia locale, invece, sono inserite a pieno titolo quella di tutela del consumatore e di attività di aiuto e soccorso alle persone che tante volte passa in secondo piano. Per quanto concerne l’armamentario da consegnare indiscriminatamente(?) agli agenti – concludono De Socio e Amantini – va ricordato agli amministratori e ai politici del capoluogo che diverse sentenze, sostenute proprio dagli uffici legali della CGIL, hanno riconosciuto con motivazioni oggettive, la possibilità da parte degli agenti di praticare l’obiezione di coscienza, circostanza non trascurabile considerato che, provvedimenti di questa natura, sembra siano stati assunti con determinazioni unilaterali.

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