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domenica, Maggio 26, 2024

Nuovo vocabolario etimologico di Nicolino Antenucci nel dialetto di Guardialfiera

AttualitàNuovo vocabolario etimologico di Nicolino Antenucci nel dialetto di Guardialfiera

di Vincenzo Di Sabato

“Non altro che il canto avrai da questo figlio tuo, o materna mia terra”. Era l’intimo e malinconico sospiro alitato da Ugo Foscolo a Zacinto, suo nido d’origine. Ma è ancora l’anèlito di Nicolino Antenucci – guardiese incorrotto per istinto e vocazione – che, come lui “degno vorrà portar l’abito fiero / del dolce suo paese altèro” (Carducci).

Nicolino vive a suo agio a Chieti, tuttavia trascina con sé nostalgie, ricordi, colori e sapori
della magica Guardialfiera per la quale ricamò già nel 2010, un repertorio di tribolazioni, memorie e slanci di vita in “Quella volta che…” il suo primo gioiello èdito da Graus editore di Napoli, trapuntato da undici gradevoli storielle riferite tutte alla identità di molisano. Erano danze autobiografiche sgambettate in un firmamento di parole dialettali, locuzioni, vocaboli rari e denominazione di ambienti e di arnesi ormai in disuso anche nei corrispettivi termini italiani. Libro “bello e impossibile” – alla maniera Gianna Nannini – “bello e invincibile” per la genialità dell’autore nel posare a piè’ di pagine, lievi pennellate esplicative, definizioni, spiegazioni, usi fraseologici: insomma un vocabolario diffuso; un originale insieme di vocaboli spruzzati sull’architettura del vero e proprio testo letterario, concepito così, per la modestia di Nicolino il quale nella introduzione a questo suo primo lavoro scriveva “di non aveva voglia né capacità d’inventarsi il vocabolario”.

Sennonché, a sorpresa, si smentisce e nel 2018 irrompe con “Le parole raccontano” –
Vocabolario (a volte) etimologico di Guardialfiera”, un melodioso patrimonio linguistico. Vi si trovava tutto il paese incendiato di vernacolo: c’era l’universo della paesanità, la coscienza e la conoscenza della cultura antica nel suo amore e nella sua umiltà. Lavoro sapienziale attraversato dal brivido e dall’inesorabile stupore all’appartenenza.

In tanta esperienza di felicità, egli seguita nella ricerca di dettagli, di atmosfere, di attese
sulla nostra terra antica e concreta. Rumina, ritocca, aggiunge, scopre altri nostri personaggi pittoreschi e – in tempo di Pasqua – se ne esce di nuovo con “Le parole raccontano” in seconda edizione, in una più elegante veste editoriale, rifinita nelle caratteristiche grafiche, nella rilegatura e impaginazione. Un magnetico pregio etimologico, sorprendenti squarci di luce che illuminano nuove conoscenze e che rendono la lettura più gustosa e utile Voce magnifica di Guardialfiera, strumento di effettiva cultura, attrezzo prezioso, grosso archivio di nozioni, cognizioni. Frutto del commino di un Nicolino indomabile che continua a somministrarci l’acqua di sorgente e ad evocarci le purità con pensieri, sentimenti ed emozioni attraverso il magma emozionale del suo e del nostro dialetto sonoro ed espressivo.

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