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giovedì, Maggio 30, 2024

Medici ospedalieri bocciano l’autonomia differenziata

CronacaMedici ospedalieri bocciano l'autonomia differenziata

“L’autonomia differenziata rappresenterà l’ennesimo colpo, forse quello definitivo, a ciò che resta di nazionale del Servizio sanitario pubblico”. Questa la posizione condivisa da Anaao-Assomed e Cimo-Fesmed presentata nel corso dell’audizione che si è svolta il 26 marzo presso la Commissione Affari Costituzionali della Camera. “Oggi – sostengono Pierino Di Silverio, Segretario nazionale Anaao-Assomed e Guido Quici, Presidente della Federazione ‘Cimo-Fesmed’ – non ci sono evidenze che confermano un aumento del grado di efficienza dei servizi erogati a fronte di ulteriori gradi di autonomia nelle disponibilità e nella gestione delle risorse. Soprattutto non ci sono quelle condizioni economiche che consentano a tutte le regioni di partire dallo stesso ‘nastro di partenza’. Proprio per queste motivazioni il diritto alla salute deve mantenere una dimensione nazionale”. Un passaggio è stato riservato ai Piani di rientro dai disavanzi sanitari delle Regioni.

Il Molise da marzo 2007 è sottoposto a Piano di rientro e dal 2009 in regime commissariale. Questo strumento “non è in discussione”, ma “sono in gioco gli effetti collaterali derivanti dalla prolungata ‘cristallizzazione’ dell’offerta sanitaria derivante dagli inevitabili tagli lineari imposti a strutture, strumenti, risorse umane e finanziarie con il risultato di vedere compromessi i principi di universalità, equità ed accesso alle cure”. In sintesi, “il Piano di rientro, da strumento tecnico si è presto trasformato in strumento politico a partire dalle modalità di ripartizione del Fondo sanitario nazionale (Fsn), fino agli adempimenti Lea. Quindi, l’avvio di un percorso ‘involutivo’ per alcuni Servizi sanitari regionali (Ssr) che, negli anni, hanno portato all’ampliamento del gap tra regioni del sud e del nord”. In sintesi, “a distanza di circa 20 anni, il mancato rilancio dell’offerta sanitaria, ovvero la mancata possibilità di assicurare una seria prevenzione secondaria e terziaria attraverso precoci diagnosi e terapie a favore dei cittadini di alcune regioni, ha ridotto drasticamente l’accesso alle cure aumentando, di fatto, la mobilità passiva quasi esclusivamente verso Lombardia, Emilia Romagna e Veneto”.

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